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Lavoro Infantile

Il lavoro infantile – Premessa

Scrivo questo articolo sul lavoro infantile con disgusto, ma con la speranza, che possa far capire, che la ricerca di prezzi sempre più bassi, alimenta dei fenomeni simili alla schiavitù; in questo caso, gli schiavi del XXI secolo, sono ancora una volta i bambini delle famiglie più povere. Questo dramma ha origini lontane, fin dai temi più remoti infatti, i bambini erano “usati” nell’agricoltura e nella pastorizia.

lavoro infantile(Piccolo agricoltore)

La storia del lavoro infantile

I primi dati certi sul lavoro infantile risalgono alla rivoluzione industriale. Il tessile e la moda in genere sono stati di sicuro i settori che hanno dato un impulso a questo fenomeno. In quell’epoca infatti, nelle filature e nelle tessiture, la richiesta di mano d’pera a basso costo era molto elevata; i bambini inoltre, erano perfetti per infilare il filo e lavorarlo perché le loro piccole mani si adattavano molto bene alle macchine. Proprio per la loro tenera età, erano molto facili da sfruttare e ridurre in schiavitù. Basti pensare che i loro turni di lavoro erano di 15 ore e la paga era così bassa da non essere sufficiente per comprare il cibo. Anche nelle miniere era diffuso il lavoro infantile; è proprio in questo ambito che per la denutrizione ed i pericoli del lavoro, si ebbero il maggior numero di bambini morti.

lavoro infantile(Lavoro infantile in una filatura)

lavoro infantile(Piccola lavoratrice in una tessitura)

lavoro infantile in miniera(Piccoli minatori)

In Europa, questa dramma si è verificato in modo particolare in Germania fino al 1920 ed in Svizzera fino al 1980, con i famosi Verdingkinder o bambini schiavo. Questi venivano tolti alle famiglie più povere, (si trattava spesso di figli illegittimi) e dati ad altre famiglie che li sfruttavano e spesso li maltrattavano. Solo in epoca recente, la Svizzera ha cercato di porre rimedio a questo orrore cercando di risarcire i superstiti di questa follia. Sono stati scritti anche dei libri che parlano di questi terribili fatti; il più famoso è: “Resli il piccolo bracciante” che racconta la storia di un bimbo svizzero, che venne “mandato a servizio”, come si diceva allora e trattato come uno schiavo.

(Verdingkinder)

Oggi

Allo stato attuale delle cose, si stima che al mondo ci siano circa 250 milioni di bambini che lavorano. Questa piaga, include oltre ai paesi in via di sviluppo, come Africa, Asia, Sud America ed est europeo, anche i paesi industrializzati. Come da copione, il lavoro infantile tocca i settori dell’agricoltura, dove i bambini sono impiegati come braccianti, ma anche in quello della produzione di famose multinazionali; nella fattispecie, articoli sportivi come palloni, scarpe da ginnastica ed anche abbigliamento. Il lavoro infantile, crea un circolo vizioso, in quanto i bambini che lavorano non possono studiare e restano analfabeti; questo li mette nelle condizioni di venire raggirati e sfruttati fino alla morte.

Molto importante è l’esempio di Iqbal Masih, un ragazzo Pakistano che si è ribellato alla schiavitù di bambino operaio ed è diventato il simbolo della lotta contro il lavoro minorile. Dopo la sua morte avvenuta nel 1995 in modo oscuro, probabilmente premeditata dalla “mafia dei tappeti” pakistana, Iqbal è divenuto un eroe; ciò ha portato ad un maggior controllo da parte delle autorità Pakistane in tema di lavoro infantile nelle fabbriche di tappeti.

Ma quanti sono e dove?

In Italia, anche se il lavoro infantile è vietato dalla legge 977 del 1967, pare che ci siano ancora circa 140.000 bambini tra i 7 ed i 14 anni che sono impiegati nel lavoro. Qui di seguito un elenco dei paesi dove questa piaga ha raggiunto proporzioni bibliche.

India 55-60 milioni

Cina decine di milioni

Pakistan 8 milioni

Bangladesh 15 milioni

Thailandia 5 milioni

Nigeria 10 milioni

Brasile 7 milioni

Egitto 1,4 milioni (stima governativa)

Filippine 5,7 nei soli settori industriale e commerciale

Lisanza Uomo

La nostra azienda condanna nel modo più assoluto questa pratica, ed opera nel pieno rispetto delle leggi vigenti in materia. Spero che questo articolo, contribuisca alla lotta contro il lavoro infantile ed invito tutti i consumatori, me compreso, a porsi dei quesiti etici prima di comprare un prodotto. Indagare sul dove e da chi viene fatto, può di certo aiutare a ridurre questo schifo. In questi ultimi anni abbiamo visto una grande mobilitazione a favore degli animali, ad esempio la messa al al bando delle pellicce naturali a favore di quelle sintetiche; il risultato è stato incredibile. Quello che non ho ancora visto fare in modo eclatante, dai vari personaggi che si sono prodigati (giustamente) a favore degli animali, è fare lo stesso per i bambini che lavorano.

Paolo Carletto