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Paolo Carletto

Mi presento, sono Paolo Carletto

Spesso ci si chiede: “Chi c’è dietro ad una azienda? Che faccia ha? – Mi presento, sono Paolo Carletto.

 

Nasco vicino a Milano nel Dicembre del 1964, da una famiglia come tante, dove non mancava niente tranne che il superfluo e quello che c’era era frutto del duro lavoro. Questa è stata la mia prima lezione di vita: Paolo vuoi qualcosa? Rimboccati le maniche e guadagnatelo! Solo così potrai capire il valore delle cose ed avere la giusta cura per esse. Io questa frase me la porto dentro, come un tatuaggio sul cuore, che mi fa apprezzare ciò che la vita mi dà ed avere rispetto per il lavoro. Così, nel 1977 quando mio padre Vittorio decide di cambiare strada e iniziare l’avventura di questa azienda, io passo l’estate a lavorare con lui sulle macchine circolari (probabilmente combinai più guai che cose buone) per guadagnare il necessario per il mio sogno: una moto da cross.

la prima moto di paolo carletto(la mia Aprilia 50)

Io e il mondo del lavoro

Fatti i consueti studi di ragioneria, (in quegli anni o eri ragioniere o eri geometra non c’era verso di fare altro!) mi trovo a dover decidere se andare all’università o  lavorare in ditta; propendo per la seconda opzione, quindi entro ufficialmente nel mondo del lavoro. Erano anni incredibili, tutto era frenetico; tutto era fatto a mano: ordini, schede prodotto, calcoli per le distinte base; la contabilità era affidata alle calcolatrici da tavolo e le statistiche richiedevano giorni e giorni di lavoro e tonnellate di fogli; finché un giorno arrivò lui, una folgorazione! Il computer! Un Olivetti M 20.

paolo carletto m20(La macchina infernale)

Non dico che fu amore a prima vista, anche perché era tutto un: “metti dischetto A, togli dischetto B, rimetti il dischetto A” che rendeva molto macchinoso lavorare, ma alla fine fui colpito dalle “potenzialità” di questo nuovo strumento. Ricordo che passai un bel po’ di giorni e di notti a lavorare con Gianluca, programmatore genovese, che era venuto a Milano in cerca di lavoro e che mi fece da mentore nella selva oscura dell’informatica.

La Naja

Il mio idillio con la macchina infernale è breve; di lì a poco ricevo la fatidica “cartolina” per il servizio di leva e così, mentre Milano vive la nevicata del secolo, io parto per Palmanova del Friuli, ad un tiro di schioppo da Gradisca d’Isonzo, dove mia padre trascorse la sua infanzia; un ritorno alle origini, bene! (Palmanova del Friuli)

Non vi sto nemmeno a raccontare che in quell’anno ne combinai una più di Bertoldo; ho un carattere gioviale ed aperto e la caserma era un teatrino; immaginate di vivere in una farsa. Il nome Paolo Carletto era sempre il primo nella tabella puniti! Quando non pilotavo il carro armato sui greti dei torrenti friulani, il tempo lo passavo ad inventare qualche scherzo da fare. Devo dire che è stato un periodo molto leggero e divertente. Due cose però le ho imparate, in quel mondo di signorsì signore: Essere responsabile di ogni mia azione e risolvere in fretta ogni cosa che mi trovassi ad affrontare, facendo affidamento solo su me stesso. Non potevo immaginare quanto mi sarebbero state utili nel mondo di tutti i giorni e soprattutto nel lavoro che mi stava aspettando.

La famiglia di Paolo

Nel ’91, c’è il primo grande giro di boa nella mia vita; trasferiamo baracca e burattini da Milano ad Angera e mi trovo catapultato in una nuova dimensione sociale e lavorativa. Nuovi spazi, nuove persone, nuovi amici, nuovo ambiente di lavoro. Non ci metto molto ad adattarmi e ben presto mi integro bene nella nuova realtà; così bene che di lì a poco conosco la persona che diventerà prima compagna e poi moglie. Nel 2000 nasce Jacopo e due anni dopo Daniele, detto “Dede”. Loro sono le mie vere gioie, la fonte di energia che non mi fa mai mollare, il motivo per cui ogni giorno mi dico che la vita è bella!

(Jacopo e Daniele)

(In viaggio con i ragazzi)

Le mie Passioni

Paolo cosa ti piace? Mettetevi comodi la lista è lunga! Di passioni ne ho tante, ma quella per le moto ed i motori è forse la più grande. Dopo la mia prima Aprilia 50, una moto non è mai mancata in garage; con gli anni, ho iniziato ad amare le moto “vintage”, (forse perché sono diventato “vintage” anch’io) e mi sono dato al restauro di cimeli rugginosi. Amo le auto inglesi sportive e nel 2005 sono stato il primo e l’unico in Italia a costruirsi una kit car; una lotus 7. Ovviamente in inverno è sempre smontata e in costante evoluzione; diciamo che è un po’ come la tela di Penelope. Il posto d’onore nella lista delle passioni “materiali” va agli orologi; dato che amo essere puntuale, non posso uscire di casa senza un orologio al polso.

(Lotus 7)

(Lotus 7 in pista )

paolo carletto omega(Omega 321 Speedmaster)

Amo fare sport all’aperto, dalle escursioni in montagna alla barca a vela, mentre in inverno non disdegno la palestra e le ciaspolate sulla neve. Di recente ho iniziato a praticare Yoga e devo dire che sta diventando una sana passione, sia per il corpo che per la mente. (Ashtanga Yoga, ve lo consiglio!). Anche la musica riveste un ruolo importante nella mia vita; è la colonna sonora delle mie giornate; dove ci sono io c’è musica! A parte alcuni generi che proprio non capisco,(quelli che ascoltano i miei figli ad esempio) mi piace di tutto: dal Rock al blues per finire con la musica classica che spesso mi accompagna mentre leggo un buon libro.

paolo ciaspole(Il gatto delle nevi)

(In regata sul lago)

Paolo il nomade

“Non c’è uomo più completo di colui che ha viaggiato, che ha cambiato venti volte la forma del suo pensiero e della sua vita”.

(Alphonse de Lamartine)

I viaggi sono una cosa di cui non posso fare a meno, infatti mi reputo un viaggiatore e non un turista; esplorare culture e posti nuovi sono per me una spinta continua, un nutrimento per la mente e per l’anima. In questi anni ho cercato di viaggiare il più possibile, di allontanarmi dal mio letto di piume per mettere i piedi sul granito della terra. L’esperienza più bella e stravolgente l’ho fatta in Africa; per due anni consecutivi ho avuto modo di recarmi nel continente nero a portare farmaci nelle zone più povere o dove c’era stata la guerra. Mali, Burkina Faso, NigerCiad sono i paesi che mi hanno cambiato nel profondo; mi hanno portato a rimettere in discussione il mio modo di vivere, le mie “necessità” a dare il giusto valore alle cose.

paolo tibesti(Deserto del Tibesti – Ciad)

 

(Deserto del Tibesti – Ciad)

I miei progetti

“Il secondo classificato è solo il primo dei perdenti” – Colin Chapman

Questo è il motto che ho fatto mio; sono un animo irrequieto e nonostante lo Yoga la pace interna è ben lungi dal divenire realtà, quindi ho sempre dei progetti a cui dedicarmi. Sul piano del lavoro mi sto impegnando per reinventare la distribuzione che sta passando da quella tradizionale alla vendita online. In questo campo mi sto dedicando a tempo pieno da oltre due anni con dei buoni risultati. Essendo un perfezionista, il lavoro da fare è veramente molto e comprende lo studio delle dinamiche SEO, il marketing digitale, gli algoritmi di Adwords e per finire la semiotica.

Sul piano personale invece, sto prendendo seriamente in considerazione di laurearmi in scienze della comunicazione, visto che non l’ho fatto da giovane, mi piacerebbe farlo adesso. Resta solo da trovare il tempo per incastrare tutto, ma ci sto lavorando!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Vigogna – Vicuña

La Vigogna – Il vello degli Dei

La Vigogna o Vicuña è un camelide che vive sulle Ande, la cui lana era usata dagli Incas per tessere le vesti dei loro re; da qui il soprannome “Vello degli Dei”. Questo popolo, proteggeva e riteneva sacro questo raro animale, che fu quasi sterminato insieme agli Incas, con l’arrivo dei conquistadores spagnoli. Bisogna aspettare fino agli anni ’60/’70 per vedere le prime azioni di tutela e ripopolamento di questo grazioso animale; infatti, a Washington nel 1976, la Vigogna fu inserita come specie a rischio di estinzione e di conseguenza fu tutelata col massimo grado di protezione. Questa azione, promossa dalla convenzione internazionale dell’ONU, pose fine alla mattanza ed allo sfruttamento. Oggi, grazie a queste misure di controllo, questo animale ha raggiunto una popolazione di circa 180.000 capi.Vigogna - Vicuña(Vigogna – Vicuña )

Il Pregio della Vicuña

La Vigogna ha delle qualità a dir poco eccezionali ed uniche in natura; infatti la sua fibra ha un diametro pari a a 12 µm ed è più morbida, sottile e lucente di quella del Cashmere, che arriva a 15 µm. Queste doti, fan sì di ottenere dei tessuti con una mano così soffice, da far sembrare ruvido il Cashmere se messo a confronto. Ecco spiegato perché è definito il Vello degli Dei; i tessuti fatti in questa fibra sono molto caldi e lucenti e sembra quasi che ci sia della seta dentro.

Un altro motivo di pregio è l’esigua quantità di lana di Vigogna che si ottiene da ogni animale, che si attesta sui 250 grammi ogni due anni. Infatti la tosatura della Vicuña può essere fatta solo a mano, con cicli biennali e non più di 5 volte nella vita di ogni esemplare. Questo accorgimento serve per rispettare l’animale e le sue mute naturali.vigogna

Per questo motivo il prezzo della lana grezza sale ad oltre 400 dollari al kg ed arriva a circa 2000 dollari al kg per il filato pronto da tessere. Inutile dire che queste quotazioni la portano nell’olimpo del lusso più estremo.

L’impiego

A causa del prezzo astronomico della Vigogna e della rarità di questa fibra, il suo impiego è relegato ai capi di super lusso, come cappotti e giacche di sartoria e sciarpe. Ci sono solo poche aziende che riescono ad accedere all’acquisto di questa fibra; tra queste ricordiamo Piacenza e Loro Piana. Quest’ultima ha anche avviato una campagna di ripopolamento della Vigogna in accordo col governo peruviano. Infatti è stata creata una riserva privata, intitolata “Reserva Dr. Franco Loro Piana” dove questo animale può vivere allo stato brado, al sicuro dai bracconieri e dallo sfruttamento senza regole. Un bellissimo esempio di eco sostenibilità che arriva dall’Italia!

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Cotone Pima

Il cotone Pima – L’oro del Perù

Il cotone Pima è considerato l’oro del Perù per la sua grande qualità. Questo tipo di cotone prende il nome dalla tribù Pima, un gruppo di indiani d’America che per primi hanno coltivato la pianta negli Stati Uniti, anche se le origini di questo cotone sono in Perù. A differenza del cotone più comune, che è della specie hirsutum Gossypium, il cotone Pima è della varietà Barbadense Gossypium. Oggi si coltiva oltre che in Perù, anche nel sud-ovest degli Stati Uniti ed in Australia.

Le caratteristiche del cotone Pima

Il cotone Pima fa parte dei cotoni a fiocco extralungo (extra long stape); è dotato di naturale lucentezza, resistenza all’usura e al pilling e cosa molto importante, ha una grande capacità di assorbimento; per molti aspetti assomiglia al cotone egiziano ma ha una mano più morbida. Da questo cotone si ottengono tessuti molto soffici e compatti grazie alla qualità della fibra; di conseguenza i capi sono molto longevi, confortevoli e traspiranti. Essendo tuttora coltivato e raccolto a mano, la qualità di questo cotone è superiore alla media. Infatti, in fase di raccolta dei fiocchi, mani esperte eliminano le impurità a vantaggio della purezza delle fibre. La raccolta del cotone Pima è fatta in tre riprese, seguendo la fioritura della pianta. Si comincia dai rami bassi (dove vi sono i fiocchi migliori) e si procede fino ai rami più alti.

cotone pima(Pima)

Il brand americano Supima

Jesse Curlee è il presidente di Supima, acronimo di Superior Pima, il consorzio che unisce i produttori americani del miglior cotone al mondo, il Pima superiore. Supima nel tempo è diventato un vero e proprio marchio, che identifica un cotone molto soffice, di un bianco brillante anche allo stato grezzo, ma super-resistente. Questo cotone è prodotto solo in alcune tenute sparse tra California, Arizona, New Mexico e Texas. Il consorzio Supima ha anche promosso il Supima Award, un premio istituito per trovare nuovi stilisti capaci di valorizzare al meglio questa fibra; lo scopo è quello di dare prestigio ed immagine al brand. Il marchio più famoso legato a questo tipo di cotone è Brooks Brothers, che da sempre lo utilizza per le sue famose camicie, che sono indossate da tutte le celebrity del cinema e della politica, tra cui il presidente Obama.

Il marchio Brooks Brothers è ora di proprietà di Claudio Del Vecchio, figlio di Leonardo, patron di Luxottica, che ha fatto del cotone e delle materie prime, una strategia chiave per diventare un brand globale. Claudio Del Vecchio ha dichiarato che come immagine di brand, il cotone sia non solo lussuoso, ma anche pratico, forte, duraturo: quel qualcosa in più che i consumatori si aspettano.

I filati di cotone Pima

Da una fibra così pregiata e lunga si ottengono filati doppi ritorti che possono essere mercerizzati oppure lasciati a mano naturale a secondo dell’utilizzo previsto. I titoli sono estremamente fini come Ne 100/2, fino al Ne 120/2; in alcuni casi si può arrivare ad un titolo di Ne 180/2 che viene utilizzato per tessuti da camiceria di gran lusso.

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Fibre artificiali

Fibre artificiali – Cosa sono

Le fibre artificiali, derivano da materie prime rinnovabili, come la cellulosa del legno, le proteine del latte (caseina) ed i cascami di cotone (linters); il loro aspetto e le loro qualità sono molto simili alle fibre naturali. Il grande vantaggio di queste fibre, è quello di essere fatte su misura per le esigenze a cui sono destinate. Infatti, si possono avere, a seconda del bisogno, fibre lucide oppure opache; inoltre, possono essere rigide, elastiche, ruvide o molto morbide e per finire, possono essere delicate o molto resistenti.

fibre artificiali - linters(Linters di cotone – Cascami)

Le fibre artificiali, si ottengono grazie a dei reagenti che mutano le fibre naturali di cui sopra. In base al materiale di partenza ed al reagente chimico, si possono avere diversi tipi di fibre. Le fibre artificiali, sono spesso ritenute causa di cattivi odori e di allergie e sono considerate fibre poco confortevoli da indossare; alcuni credono che siano pericolose per la salute e per l’ambiente. Nulla di tutto ciò è vero, anzi: le fibre artificiali, grazie a un continuo sviluppo, sono in grado di prevenire, ridurre o addirittura risolvere questi problemi.

fibre artificiali

La storia

I primi tentativi di creare delle fibre artificiali, risalgono al 1884, quando il conte De Chardonnet riuscì a trasformare un po’ di nitrocellulosa in un filo, usando un processo di estrusione. Questa seta artificiale prende il nome di Rayon ed ebbe subito diversi problemi; primo: era pericolosa, vista l’alta infiammabilità delle fibre ed in seconda battuta, il costo elevato dei processi la rendevano più costosa della seta naturale. Nel 1890 nasce il Rayon cuproammoniacale che è quasi identico alla seta per lucentezza e mano.

In Italia, bisogna aspettare fino al 1920 per vedere la nascita di una industria di seta artificiale. Questo avvenne grazie ad una compagnia di navigazione, la SNIA: “Società di Navigazione Italo Americana”, che si occupava di trasporti marittimi tra Italia e Stati Uniti. Al mutare del mercato dei noli, la SNIA decise di investire nell’attività industriale gli ingenti capitali a disposizione. Tre aziende, la Società Viscosa di Pavia (1920), Italiana Fabbriche Viscosa di Venaria (1920) e Italiana Seta Artificiale di Cesano Maderno (1921) finiscono sotto il controllo della SNIA.

snia - fibre artificiali(stabilimento SNIA a Varedo)

Lo sviluppo

La fase di crescita continuò nel 1925 quando si costruì il nuovo impianto di Torino Stura. Nel 1927 la SNIA Viscosa assume il controllo del Gruppo Seta Artificiale con gli impianti di Varedo e di Magenta. La produzione annua di Rayon, passa dai 500 000 kg nel 1920, per arrivare, durante la crisi del 29, ad oltre 9,5 milioni di kg.

Negli stessi anni l’industria delle fibre artificiali si sviluppò a Châtillon, in Val d’Aosta per usufruire della vicinanza delle centrali elettriche, con impianti anche a Ivrea e a Vercelli (Società Soie de Chattillon); fu creata una fabbrica di acetato a Pallanza, la Rhodiaseta, poi divenuta Rhodiatoce (con brevetti Rhône-Poulenc); a seguire, a Gozzano (Novara) con un impianto con il processo al cuproammonio che usa cellulosa (linters di cotone) della società Bemberg ed infine a Pizzighettone (Cremona) per la produzione di cordene, fibra usata per le tele dei pneumatici.

Quali sono le fibre Artificiali

Fermo restando il fatto che il Rayon è la prima fibra artificiale, negli anni, sulla spinta della eco-sostenibilità, sono state create molte altre fibre artificiali; ecco un elenco di questi nuovi materiali: Bamboo, Lanital, Lyocell, Modal, Viscosa, Soia e Ortica. Tutte queste fibre danno prodotti simili, fatta eccezione per il Lanital che deriva dalle proteine del latte ed è molto simile alla lana con cui condivide molte qualità, quali isolamento, morbidezza e mano; inoltre, è poco gradita dalle tarme. Possiamo quindi dividere le fibre artificiali a secondo della loro origine; Cellulosiche, che derivano dal legno, Proteiche, che derivano dalle proteine del latte e del mais e per finire Alginiche, che derivano dalle alghe.

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Boxer

Boxer – la storia

Il nome del boxer deriva della boxe; (nome inglese del pugilato), che è un antichissimo sport, conosciuto fin dall’antichità. L’uso dei primi calzoncini da boxe risale agli inizi del ‘900 ed erano sostenuti in vita da una cinghia di cuoio. La sua diffusione come capo da intimo, avviene attorno al 1925 grazie ad una azienda americana, la Everlast che produce abbigliamento per pugili e che crea un calzoncino con l’elastico in vita al posto della cintura in cuoio. Il successo di vendita è immediato ma vengono ben presto superati dagli slip che diventano il capo intimo più diffuso.

boxer(boxer)

Negli anni a venire, i boxer, si contendono a fasi alterne il mercato con gli slip; il boom di vendite e popolarità avviene negli anni ’80 grazie ad una pubblicità della Levi’s, dove il modello Nick Kamen, si toglieva i jeans in una lavanderia e rimaneva in boxer ad attendere la fine del lavaggio; il successo di questo spot televisivo dà un grande impulso alle vendite di questo capo. Circa un decennio dopo, negli anni ’90, appare sul mercato il boxer aderente che segue bene il corpo e sostiene quasi come uno slip. Questo nuovo modello si impone tra i giovani che lo esibiscono sotto i jeans a vita bassa. Vengono creati anche dei modelli con la gamba molto corta, detti pari gamba che vestono quasi come uno slip ma esteticamente sono più gradevoli.

I boxer nel cinema

I boxer, sono da sempre protagonisti in moltissimi film; che si tratti di film sul pugilato, tra i più famosi citiamo Rocky, con Sylvester Stallone, dove appaiono nella loro veste più sportiva, o nei film dove l’attore deve rimanere vestito solo con l’intimo, il boxer, è di sicuro un indumento socialmente accettato e di certo più gradevole da vedere rispetto allo slip; come non ricordare, attori del calibro di Jason Statham in “The transporter” oppure Ryan Reynolds in “Deadpool” che appaiono in diverse scene indossando solo questo indumento. Nemmeno i vari interpreti di 007 si sottraggono all’uso di questo capo, da Sean Connery a Daniel Craig, l’uso del boxer è sempre presente nelle scene.

boxer(Ryan Reynolds nel film Deadpool)

(Jason Sthatham nel film The transporter)

Come è fatto

Il boxer, può essere fatto usando un tessuto ortogonale (tela), oppure in maglia. Questi ultimi possono essere elasticizzati e quindi aderenti, oppure con un taglio morbido. In entrambi i casi, hanno un elastico in vita abbastanza alto, che distribuisce la pressione in modo uniforme, senza dare fastidio. In alcuni modelli l’elastico può essere a vista, in altri invece, ricoperto col tessuto di cui è fatto il capo. Questa scelta può essere di natura estetica, oppure per rendere il capo anallergico; è ovvio che in questo caso il boxer deve essere fatto in cotone. I boxer in tela di solito hanno degli spacchetti sulle gambe per renderli più comodi.

La nostra produzione

La nostra produzione è abbastanza articolata e comprende tutte le tipologie di boxer. Partiamo da quelli in tela di cotone che noi realizziamo con l’elastico della vita aperto e allacciato con due bottoni per la massima comodità; ovviamente non possono mancare i classici spacchetti sulle gambe che sono fondamentali per una corretta vestibilità, le cuciture sono piatte e ribattute per garantire confort e durata. Ci sono poi quelli fatti in jersey di filo di Scozia che hanno un taglio morbido e sono molto comodi ed adatti anche per dormire grazie alla freschezza ed alla naturale elasticità del tessuto; per finire non potevano mancare i boxer in cotone elasticizzato che seguono in modo perfetto le forme del corpo e offrono il massimo sostegno. I boxer elasticizzati, sono ideali anche per fare sport.

Altre risorse

Wikipedia

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Mutanda lunga

La mutanda lunga – Le origini

Non è facile avere notizie sulle origini della mutanda lunga; infatti, bisogna tornare indietro fino al V secolo a.C. per trovare qualcosa che assomigli a questo capo. I persiani infatti, indossavano le anaxyrides, una sorta di brache lunghe che erano usate sotto una tunica. Questa sorta di indumento è in voga per molti secoli, a fasi alterne, che si dividono tra l’uso esterno e l’intimo. Verso la fine dell’ VIII secolo ci sono tracce dell’uso delle brache, che sono sempre più aderenti e spesso con una suola sotto il piede, per svolgere la funzione di calzature. Nel medio evo e nelle epoche successive, l’uomo continua a far uso di questi indumenti, che sono arricchiti con imbottiture e colori vivaci.

storia dell'intimo mutande lunghe(anaxyrides)

Lo sviluppo

È nel XVII secolo che le mutande lunghe iniziano ad avere la forma attuale; si abbandona l’uso come calzamaglia esterna, tipica del medio evo, per prendere una connotazione più legata all’intimo. Nonostante questo cambio però, le mutande lunghe non hanno un grande successo e bisogna aspettare fino al XVIII secolo affinché la loro diffusione abbia inizio. In quest’epoca, si usano quasi sempre come indumento per la notte e sono fatte in cotone oppure in lana. Verso il 1800 diventano di uso comune negli Stati Uniti, grazie anche al Movimento della riforma dell’abbigliamento, che in epoca Vittoriana, proponeva indumenti più comodi e pratici. Molto spesso le mutande lunghe erano unite ad una maglia a maniche lunghe, in ciò che in America definivano “Union Suits”

mutande lunghe(Union suits)

Le mutande lunghe si diffondono in Europa agli inizi del ‘900; le classi operaie le usano per ripararsi dal freddo e per dormire; sono usate anche dai militari; infatti, i soldati le usano come protezione da indossare sotto la divisa. Nei due conflitti mondiali del ‘900, si assiste ad un largo impiego di questi mutandoni fra le truppe dei vari eserciti.

Le mutande lunghe nel cinema

Questo capo è spesso usato nel cinema, specialmente nei film storici o western, dove è facile vedere il protagonista indossare i classici mutandoni. In Italia sono apparsi nei famosi film con Bud Spencer e Terence Hill; tra i vari titoli ricordiamo “Lo chiamavano Trinità“. Un altro film in cui sono indossati è: “Scusi dov’è il west?”  dove un giovanissimo Harrison ford ne fa sfoggio insieme a Gene Wilder. Le mutande lunghe sono senza dubbio l’elemento che ricorda l’epoca western.

(Harrison Ford e Gene Wilder)

La mutanda lunga ai giorni nostri

Ai giorni nostri questo capo è usato soprattutto per fare attività sportiva o da chi va in moto anche in inverno. La loro forma non è cambiata di molto, mentre il materiale con cui sono fatte è stato sviluppato in diverse opzioni. Questo, dà modo di soddisfare ogni tipo di esigenza, grazie a pesi e fibre differenti, che offrono calore, praticità d’uso e in alcuni casi, anche una capacità anallergica.

Le nostre creazioni

Dal 1977, anno della nostra nascita, noi produciamo questo indumento classico, che non deve mancare nell’intimo da uomo. Ovviamente, vista la politica della nostra azienda, che è volta alla massima qualità ed al lusso delle fibre naturali più pregiate e preziose, la nostra produzione di mutande lunghe è fatta su diversi tipi di materiale. Si va dalla pura lana Merino, alla lana e seta, alla pura seta e per i più esigenti il cashmere e seta.

Per chi ha problemi di allergia, ma non vuole rinunciare al calore della lana, abbiamo fatto la mutanda lunga in lana e cotone. Si tratta di un tessuto doppio, che ha il cotone sulla pelle e la lana all’esterno; in questo modo vengono superati i problemi che può dare la lana sulla pelle. Anche i nostri modelli sono studiati per il massimo confort; cuciture piatte per non dare fastidio, fasce elastiche alla caviglia per una vestibilità perfetta ed elastico in vita regolabile grazie a 3 bottoni, per ogni esigenza.

 

 

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Slip

Slip – la storia

Le origini di questo capo, risalgono agli Egizi, che usavano un triangolo di tessuto chiamato Pano, che era molto simile ad uno slip; ovviamente non aveva i classici elastici come negli slip moderni, ma era avvolto tra le cosce e legato in vita. Si hanno notizie di un capo simile, anche in epoca romanica; il subligaculum, che si usava sotto la tunica. Era in voga anche tra i gladiatori e le donne.

storia dell'intimo slip(subligaculum)

Nel medio evo, soprattutto tra i Goti ed i Longobardi, ci sono tracce dell’uso di capi intimi per coprire le zone intime. In epoche successive, nel rinascimento, si inizia ad usare qualcosa di simile a delle mutande, ma sono legate solo al mondo femminile. Verso il 1600 cadono in disuso e bisogna aspettare fino al 1800 per vederle tornare sulla scena. È solo nel 1906 che lo slip appare nella sua forma moderna; ma anche stavolta la sua vendita non decolla e resta legata ad una diffusione locale.

Nel 1935 questo capo inizia a diffondersi in grandi quantità e per la prima volta assume il nome di SLIP. La Coopers Inc. infatti, inizia a vendere uno slip con l’apertura, chiamato Jockey; in poco tempo questo capo diventa popolare ed invade il mercato degli Stati Uniti. Il 1938 vede l’arrivo dello slip in Europa; in Inghilterra se ne vendono migliaia di paia alla settimana. Il boom inizia dal 1948 e raggiunge il suo picco nel 1967 quando la Francia da il via alla pubblicità dell’intimo in TV. Lo sviluppo di questo capo continua di anno in anno; dal 1960 in poi, lo slip passa dall’essere un capo di uso pratico ad un capo di moda.

La funzione dello slip

Lo slip da uomo, ha una funzione di sostegno, che lo rende idoneo anche per lo sport; oltre ad essere un capo intimo, lo slip è una barriera igenica, che isola le parti intime dagli indumenti esterni. Di recente, qualche medico ha criticato questo prodotto perché il teorico riscaldamento dei genitali poteva portare ad un calo della fertilità maschile. Questa teoria però, non è stata provata e ci sono stati degli studi che hanno affermato il contrario. In ogni caso è buona norma scegliere taglie comode e fibre naturali.

Com’è fatto

Lo slip, ha un elastico in vita che può avere diverse altezze per soddisfare ogni esigenza di vestibilità; quest’elastico può essere a vista o coperto con lo stesso tessuto con cui è fatto il capo. Anche il giro gamba ha un elastico, ma è più sottile rispetto a quello in vita e serve per dare contenimento laterale e sul gluteo. Il davanti dello slip è studiato per dare il giusto agio e può essere chiuso, oppure con una apertura laterale per favorire il confort. Di solito è fatto in cotone, ma sono usate anche le fibre sintetiche; di sicuro, queste ultime sono molto resistenti ed hanno una grande facilità di lavaggio, ma nostro avviso non sono nè igieniche nè sane.

slip medio chiuso(slip chiuso)

slip medio aperto(slip con apertura)

La nostra collezione

La nostra azienda ha una vasta collezione di slip; si va dal filo di Scozia che viene tessuto in jersey o in costina per avere pesi e consistenze diverse, fino alla pura seta per i più esigenti. La nostra gamma è ben articolata; ci sono tanti modelli, con diverse altezze e finiture. Ovviamente ci sono anche gli slip con l’apertura per chi cerca la massima praticità d’utilizzo. Visto che per noi la qualità del prodotto deve essere assoluta, al fine di tutelare la salute di chi li indossa, i nostri capi sono fatti solo in fibre naturali pregiate.

Altre risorse

Wikipedia

 

I nostri prodotti

Collezione

 

 

 

 

 

 

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Pigiama

Pigiama – La storia

La parola pigiama deriva dal persiano “پايجامه pāy-jāme” ovvero, indumento per le gambe; si riferiva a dei pantaloni larghi e leggeri che erano usati sia dagli uomini che dalle donne; in occidente invece è riferita a degli indumenti per dormire, fatti da una giacca o una maglia per la parte superiore del corpo e dei pantaloni, di solito molto comodi, per vestire le gambe.  La diffusione del pigiama la si deve agli Inglesi ed alla loro presenza nel medio oriente; infatti già dal 1600 i coloni britannici di ritorno dalla Persia lo avevano introdotto in europa;  di fatto però, la diffusione in larga scala, avvenne dopo il 1870; in quell’epoca, il pigiama era un capo maschile.

Com’è fatto

Il pigiama può essere estivo o invernale, quindi le maniche ed i pantaloni possono essere lunghi o corti; in base alla stagione viene scelto anche il peso del tessuto. Di solito il pigiama, è fatto in cotone, che può essere tessuto in diversi modi; dalla tela, alla flanella oppure in jersey; se fatto con quest’ultimo materiale, il pigiama risulta molto comodo per via della naturale elasticità della maglia. Ovviamente, ci sono anche altre fibre con cui il pigiama può essere prodotto; ad esempio la seta per i capi più esclusivi ed il lino che è molto fresco in estate.

Anche i modelli del pigiama cambiano in base al tessuto scelto; se si tratta di tessuto ortogonale che è rigido, la giacca sarà molto simile ad una camicia, questo per offrire un facile utilizzo; di solito, nei modelli a maniche e pantaloni lunghi, la giacca ha un colletto che rende il pigiama più bello e raffinato, viceversa nei modelli estivi il collo tende a sparire per rendere più fresco il capo.

pigiama in tela

pigiama tela

Il pigiama in maglia invece, è decisamente più versatile poiché può essere fatto in diversi modelli, grazie alla naturale elasticità del tessuto. Infatti, può avere il collo a V oppure a polo e per finire a cardigan con apertura davanti. A differenza del pigiama in tela, spesso non c’è colletto poiché in questo caso si mira ad una grande praticità d’uso. Di fatto, il pigiama in maglia è molto più comodo da usare; per contro è meno elegante rispetto al pigiama in tela. Ovviamente esiste sia in variante lunga che corta, in base alla stagione di utilizzo.

pigiama collo a V

 

pigiama aperto cotone

La nostra produzione

La nostra azienda, crea da sempre pigiami in Jersey di filo di Scozia. Il tessuto con cui vengono fatti è realizzato nel nostro reparto di tessitura e per garantire la massima qualità del prodotto, usiamo solo filati tinti in filo, che assicurano una grande solidità del colore, sia che si tratti di tinta unita o di righe. Inoltre, i nostri filati sono di cotone egiziano doppio ritorto, con dei titoli molto sottili. Questo fa sì di avere un tessuto leggero e fresco. La grande stabilità di forma e di ritiro è dovuta ai trattamenti di mercerizzo che vengono fatti prima in filo e poi in pezza che nobilitano la fibra; anche la doppia ritorcitura del filato aiuta a rendere il tessuto molto stabile poiché annulla quasi del tutto le tensioni di tessitura.

Approfondimenti

Wikipedia

I nostri pigiami

Lunghi

Corti

 

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Maglia

La maglia – origini della t-shirt

Le origini della maglia o t-shirt che dir si voglia, sono molto remote, se ne ha notizia fin dai tempi più antichi; pare che questo capo fosse già in uso presso gli Etruschi e si hanno cenni storici anche nel rinascimento; in epoche successive, la maglia, era vista più che altro come un indumento da lavoro, poiché la mancanza del collo la rendeva molto comoda per svolgere gli impegni quotidiani. È solo verso il 1800 che si diffonde; ad esempio i marinai cominciano ad usarla come divisa, nella sua classica colorazione a righe orizzontali.

maglia dei marinai(Marinai)

Verso gli anni ’40 gli Stati Uniti adottano la maglia (t-shirt) come parte della divisa delle loro forze armate; questo fatto, fa sì che questo capo si diffonda in tutta Europa. Tuttavia, in questo periodo, la maglia è usata solo per il lavoro; è solo negli anni ’50, che il suo utilizzo cambia e diventa sia un capo da intimo che di abbigliamento. Il nome t-shirt nasce dalla sua forma che ricorda una T.

(t-shirt)

La t-shirt ed il cinema

Nel 1950 la maglia diventa un capo molto diffuso, grazie al cinema che la usa per i suoi personaggi. I due portavoce più autorevoli di questa nuova immagine sono James Dean nel film “Gioventù bruciata” e Marlon Brando nel film “Un tram chiamato desiderio“. Entrambi gli attori fanno uso della maglia (t-shirt) per dare carattere al protagonista ed in questo modo danno inizio ad un nuovo modo di vestire, che fa presa soprattutto tra i giovani.

t-shirt nel cinema(James Dean e Marlon Brando)

Il cinema americano continua ad usare la maglietta nei suoi film; riguardo agli anni’70, come non citare “American Graffiti” di George Lucas, dove ancora una volta l’attore principale fa sfoggio di una t-shirt bianca con l’immancabile pacchetto di sigarette Camel avvolto nella manica. Ancora una volta, la maglia bianca usata sopra ai jeans, diventa una divisa per i giovani di tutto il mondo.

t-shirt american graffiti

maglia(American Graffiti film cult degli anni’ 70)

Dagli anni ’80 in poi, la t-shirt viene usata per far pubblicità; infatti iniziano a vedersi le prime maglie con delle stampe; i temi sono molti, si va dalla politica, alle vacanze alle geografia e via dicendo. La maglia, diventa così un oggetto da regalo o da collezione e cambia anche il concetto di vendita di questo prodotto. Nasce così il merchandising; le grandi firme, i cantanti famosi, le grandi catene americane (ad esempio l’Hard Rock Cafè) creano i loro prodotti esclusivi che oltre a diffondere il loro marchio diventano oggetti di culto. La maglia, vive così una nuova vita e cavalca l’onda delle nuove generazioni, portando con sé la nuova cultura giovanile che si esprime anche grazie ai messaggi stampati su questo capo.

surf(Surfista)

t-shirt hard rock cafè(T-shirt Hard rock cafè)

Come è fatta

Questo capo è fatto in diversi tessuti, in base all’uso a cui è destinato. Di sicuro il cotone è la fibra più usata per le t-shirt, ma anche la lana e le fibre pregiate come il cashmere e la seta sono adatte per produrre maglie termiche invernali. La nostra azienda ha un’ampia selezione di maglie per far fronte ad ogni esigenza legata al mondo dell’intimo; i nostri capi sono pensati per stare sotto ad altri indumenti, quindi hanno un taglio aderente che non deve dare fastidio sotto una camicia o un maglione. La nostra proposta si basa su diversi tipi di fibra e su diversi modelli; ad esempio oltre al girocollo, facciamo lo scollo a V profondo e la serafino.

La maglia per la stagione invernale può essere fatta in lana Merino, in seta, in lana e seta, in cashmere e seta, in lana e cotone e cotone invernale; per questa stagione, è inclusa la variante a maniche lunghe, che dà protezione agli arti nel periodo più freddo. Ovviamente ci sono anche le t-shirt in cotone; nel nostro caso, abbiamo deciso di usare solo il filo di Scozia per via della sua naturale freschezza e pregio, che sono qualità fondamentali per un capo intimo.

t-shirt maniche lunghe lana(maglia a maniche lunghe in lana)

Maglia serafino mezze maniche(t-shirt collo a serafino in filo di Scozia)

t-shirt collo a V(maglia collo a V in filo di Scozia)

Altre risorse sulla maglia

wikipedia

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Canottiera

La canottiera – origini

La canottiera è un capo storico, che prende il suo nome dallo sport del canottaggio, dove era ed è tuttora usata dagli atleti. La leggenda vuole che la mancanza del collo e delle maniche fosse dovuta ad uno scatto di rabbia del nobile francese Jean Des Fauches che prese la sua camicia e strappò via queste fastidiose appendici, dando origine alla canottiera; di fatto, questo capo è molto comodo e dà un ampia possibilità di movimento alle braccia.

canottiera(Canottieri in azione)

La canottiera nel cinema

La canottiera è diventata famosa grazie ad alcuni film dove il personaggio principale la usava come elemento caratterizzante; tra i più famosi, Fronte del porto col mitico Marlon Brando, “Rocco e i suoi fratelli” interpretato da Renato Salvatori e per finire in Die Hard con Bruce Willis. Senza dubbio, la canottiera un po’ sporca e un po’ strappata ha dato l’immagine del “duro” a questi personaggi; questo fatto, l’ha resa molto popolare.

canottiera(Marlon Brando)

canottiera(Bruce Willis)

In tempi più recenti, anche persone famose del calibro di Barack Obama e del nostro Umberto Bossi sono apparse in canottiera, a riprova della popolarità di questo capo. Nel mondo della musica, come non ricordare Freddie Mercury, leader dei Queen che spesso si esibiva indossando una canottiera bianca. Insomma, pur nella sua apparente semplicità, questo capo è da sempre molto amato.

(Freddie Mercury)

Come è fatta

La canottiera può avere diverse forme; ad esempio la spalla può essere stretta, oppure larga, così come il collo può avere diverse profondità. Anche la larghezza del giro braccio può essere differente in base alle esigenze di vestibilità. I tessuti usati per farla sono molti, infatti, questo indumento può essere usato tutto l’anno; la nostra azienda produce questo capo in molti materiali naturali come la lana, la lana e seta, la seta, il cashmere e seta, ed il filo di Scozia.

Quasi tutte le nostre canottiere sono fatte con tessuto tubolare ed in taglia in modo di evitare le cuciture sui fianchi a garanzia del massimo confort. La tessitura preferita è quella a costina, che è elastica in modo naturale e veste in modo aderente; per il periodo più caldo, facciamo anche il Jersey in filo di Scozia che è il materiale più leggero in assoluto; in questo caso la canottiera è cucita sui fianchi.

(Canottiera a spallina larga)

(Canottiera a spallina stretta)

(Dettaglio della spalla larga)

L’ evoluzione moderna della canottiera

Ai giorni nostri, anche se la canottiera resta uno dei capi più venduti in assoluto, c’è stata un’evoluzione, con dei modelli che hanno reso più moderna l’estetica di questo prodotto, pur conservando le doti di comodità e praticità della canottiera. Ovviamente, la nostra azienda ha subito messo a punto due modelli per far fronte a questa nuova tendenza. Il primo, è il collo a V senza maniche, che unisce alla vestibilità di una maglia classica un profondo collo a V che lo rende invisibile sotto gli indumenti; inoltre il giro braccio è aderente e quindi assorbe bene la traspirazione.

collo a v senza maniche(Collo a V senza maniche)

L’altro modello, è il girocollo senza maniche, che è pensato per stare sotto il collo chiuso di una camicia o di una polo; infatti la scollatura di questo capo cade nel posto giusto ed è comoda e ben profilata, mentre il giro braccio, come nel caso precedente, è aderente ed assorbe bene la traspirazione. Va da sé che grazie alla sua forma, è invisibile sotto ai capi più leggeri, evitando che la canottiera appaia sotto la camicia. Un altro vantaggio di questi due nuovi modelli è che se indossati sotto ad un indumento a mezze maniche, evitano il problema di una doppia manica che è fastidiosa nella stagione più calda.

girocollo senza maniche(Girocollo senza maniche)

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