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Qualità

Il significato di qualità – le origini

La parola qualità deriva dal latino qualitas, che deriva da qualis, quale. Secondo la filosofia, si intende la descrizione di una o più proprietà permanenti riferite ad una entità. Ora senza addentrarci troppo nella filosofia di AristoteleCicerone o Cartesio, la si può riassumere in termini pratici, come le doti intrinseche di un prodotto o di una persona. Di fatto, la qualità è ciò che distingue una cosa dall’altra proprio per le sue doti; queste qualità devono essere costanti, cioè ripetersi in modo uguale, nel tempo ed in una situazione. Ad esempio la lana ha qualità isolanti che sono proprie; infatti la lana isola dal freddo, così come isola dal caldo.

La qualità nel mondo dell’intimo

In fase di produzione, dove le materie prime si trasformano in un capo finito, la qualità si identifica col valore aggiunto che i prodotti hanno nel soddisfare i bisogni del consumatore. Prendiamo ad esempio una maglia in cotone; dobbiamo tener conto del tipo di materia prima, di come viene lavorata e fatta. Se è pur vero che il cotone è la materia prima, è anche vero che ci sono diversi tipi di questa fibra, che hanno doti diverse, in base alla provenienza, ai processi che le fibre subiscono ed al tipo tessitura.

Tenendo presente questi fattori, è chiaro che se usiamo del cotone spesso e ruvido anziché il filo di Scozia, il risultato sulla pelle, sarà molto diverso. Anche un modello fatto male porterà ad una vestibilità scomoda. Visto che la qualità è legata alla percezione che si ha di un prodotto va da sé che nel secondo caso, la sensazione tattile sarà ben diversa e di sicuro più piacevole. Allo stesso modo, una maglia in Cashmere è di certo più gradevole sulla pelle rispetto ad una in lana Shetland che è molto più ruvida.

L’importanza delle lavorazioni

Per Lisanza Uomo, che fa della qualità la sua bandiera, è molto importante che tutti i passaggi vengano fatti allo stato dell’arte. A partire dalle materie prime, si procede alla lavorazione delle stesse in modo molto accurato; le fasi sono lente; infatti, è molto raro che le cose fatte in fretta portino alla perfezione. Infatti, le nostre macchine circolari producono poco tessuto al giorno, ma lo fanno in modo impeccabile. qualità

I nostri modelli sono molto precisi grazie al CAD che fa si di avere sviluppi e forme simmetriche; le cuciture fatte a mano con fibre naturali, evitano allergie ed in molti casi sono piatte sempre al fine della massima comodità. Anche i trattamenti di nobilitazione dei tessuti sono fatti nel rispetto dei tempi necessari a garantire il miglior risultato e secondo le leggi italiane, a tutela della salute di chi li usa. Spesso, nei capi più economici d’importazione, la tintura è fatta con agenti chimici vietati in Italia, come la formaldeide che è cancerogena. La qualità si trova in ogni piccolo dettaglio e per fare un capo di alto pregio non bisogna trascurare nessun aspetto. qualità

Il risultato

Tutti questi fattori danno risultati eccezionali. L’italia è famosa per i suoi prodotti di alta qualità; dalla moda, alle auto sportive, al cibo e molte altre eccellenze che sono inimitabili. Possiamo pensare ad una Ferrari fatta in Cina? O del Parmigiano Reggiano fatto in Pakistan? No certo, non è nemmeno immaginabile. Per fare cose di qualità, servono competenza, precisione, materie prime eccellenti, tradizione e tempo, tanto tempo. Ecco spiegato perché fare prodotti di qualità e made in Italy come i nostri costa, ma il valore aggiunto, è di sicuro maggiore del prezzo pagato, sia in termini di durata che di soddisfazione; è innegabile che i prodotti di qualità, mantengano le loro doti nel tempo che è un vantaggio economico non trascurabile.

 

 

 

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Storia dell’intimo

La storia dell’intimo

L’uso di capi intimi ha radici lontane, si può dire che la storia dell’intimo nasca in Egitto, verso il 1550 a.C. Infatti, risalgono a quell’epoca le prime prove di indumenti indossati a contatto con la pelle. Gli Egizi, pur conoscendo la lana ed il cotone, usavano il lino, al quale davano un significato religioso. Con questa fibra, facevano delle stoffe leggere e trasparenti che indossavano facendole aderire al corpo. L’indumento degli uomini del popolo era il pano, un perizoma fatto da un semplice rettangolo di stoffa. Le classi più elevate invece, faraoni, prìncipi, dignitari e comandanti dell’esercito, usavano lo schentis. Questo capo era caratterizzato da una minuta pieghettatura.

storia dell'intimo(pano)          storia dell'intimo(schentis)

Nei secoli a venire, nelle culture sumere ed assiro-babilonesi (1100 – 600 a. C.) viene usata una sola tunica, detta Kandis, che viene messa sulla pelle senza l’uso di altri strati sottostanti. Bisogna arrivare fino al V secolo a.C. per trovare qualcosa che assomigli all’intimo; i persiani infatti, usavano le anaxyrides, una sorta di brache lunghe che erano indossate sotto una lunga tunica.storia dell'intimo(anaxyrides)

Da Roma al medio evo

La civiltà romana, riassume un po’ tutte le culture precedenti. Gli abiti sono costituiti da tuniche e mantelli, ma inizia ad apparire qualcosa che possiamo definire intimo. Infatti, i romani usavano la tunica interior o subucula e il subligaculum, che era un rozzo esempio dei moderni slip o boxer. Infatti, si trattava di un drappo di tessuto che passava tra le cosce e veniva allacciato in vita. Era usato sia dalle donne che degli uomini, fra cui i gladiatori.storia dell'intimo(subligaculum)

Dalla divisione dell’impero romano, tra impero d’occidente, con capitale Roma ed impero d’oriente, con capitale Bisanzio (Costantinopoli), si assiste alla caduta del primo ed al fiorire del secondo per più di un millennio. In quest’epoca, il costume bizantino è simile a quello romano ma un po’ più ricco nei decori. l’intimo occupa un ruolo minore con le brache ed il subligaculum che vengono usati sotto le tuniche.

Il medio evo

Verso la fine dell’ VIII secolo, in pieno medio evo, un fatto causò una svolta storica importante; venne restaurato il Sacro Romano Impero grazie al re dei Franchi, Carlo Magno. Si assiste all’unione tra i popoli latini e quelli germanici, ma in Italia si crea la prima divisione politica; infatti c’erano molti territori, che erano dominati dai Longobardi e dai Bizantini. Essendo resistiti alle invasioni barbariche si consideravano in opposizione all’impero Carolingio. In quest’epoca si hanno tracce dell’uso del subligaculum tra i Longobardi e delle solite brache, che sono sempre più aderenti e spesso con una suola sotto il piede, per assolvere alla funzione di calzature. I Goti per primi, usarono delle camicie da notte e degli indumenti per coprire le zone genitali.storia dell'intimo
(IX secolo)

Il Rinascimento

Nel 1500 appare ciò che possiamo definire intimo; infatti Caterina de’ Medici, introduce le mutande. Il termine deriva dal latino mutandae, ovvero ciò che si deve cambiare. Queste erano usate sotto gli abiti e rimasero in voga per circa un secolo. Verso la fine del 1600 caddero in disuso, perché considerate un indumento per prostitute.

L’inizio della storia dell’intimo

È solo nell’ottocento che la storia dell’intimo inizia realmente; le mutande ritornano e diventano parte dell’abbigliamento femminile. Si tratta di mutandoni lunghi fino alla caviglia chiamati i “tubi della decenza” ed era vietato persino menzionarli. Sempre in questo periodo inizia a definirsi la lingerie con ricami e tessuti fini. Col passare degli anni, verso la fine del secolo le mutande iniziano ad accorciarsi ed arricciarsi, fino a venir mostrate nel ballo del can can, assumendo così connotazioni più erotiche. storia dell'intimo(can can)

I tempi moderni

Dal 1920 circa, le mutande da donna diventano sempre più piccole e viene prodotto il primo reggiseno; l’uomo utilizza i boxer, che sono fatti in tela di cotone; verso il 1940 appaiono i primi slip a lui dedicati. Nel 1960 si sviluppa il concetto di intimo come lo intendiamo oggi ed iniziano produzioni legate al mondo della moda. L’intimo diventa qualcosa che fa tendenza, da mostrare, i capi diventano sempre più raffinati e ricercati; una vera moda sotto il vestito.

 

 

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Su misura

L’intimo su misura

Quando si parla di taglie forti o su misura, si pensa subito a dei capi come, pantaloni, giacche, camicie e così via. Non dimentichiamo però, che anche l’intimo fa parte di questo mondo. L’idea è quella di fare intimo su misura, per dare modo a tutti, di vestirsi con prodotti di alta qualità made in Italy. Infatti, se è pur vero che molti stilisti hanno iniziato a fare linee dedicate a chi ha una taglia fuori standard, è anche vero che non c’è un intimo di pregio che possa colmare questa lacuna.

il Concetto

Lisanza Uomo, visto che fa tutto in azienda, ha deciso di venire incontro a questa esigenza; è il prodotto che deve adattarsi alla persona e non il contrario! Viviamo nel mondo del bello e perfetto a tutti i costi; le immagini che ci vengono proposte, sono di esseri statuari, che sono il risultato di un lungo lavoro fatto al computer, dove si allungano le gambe, si scolpiscono gli addominali e si spianano le rughe; si tratta di esseri virtuali, che non esistono. La realtà è fatta di uomini e donne normali, che hanno misure e forme diverse da quelle imposte dalla tendenza della moda, che vorrebbe tutti snelli, alti e super tonici. Intendiamoci, non è un peccato essere in forma, ma non condanniamo chi non lo è, a doversi accontentare di prodotti scadenti nella qualità e nella fattura.

La sartoria

Questo è ciò che vogliamo fare: affiancare alla nostra linea di base, una sezione di intimo fatto su misura, comodo, di pregio e pensato per ogni esigenza. Ad esempio, le nuove generazioni sono molto alte e magre; in questo caso, nasce la necessità di avere delle maglie in taglie piccole ma più lunghe di molti centimetri; è ovvio che vale anche il discorso contrario, con tutte le variabili che madre natura ha deciso per noi; In una parola: sartoria dell’intimo.
su misura

Le possibilità

Possiamo usare il concetto di sartoria dell’intimo in tre diversi casi, a secondo delle esigenze:

Capi speciali: In questo caso si tratta di modifiche fatte ad un capo di serie; ad esempio, si può allungare o accorciare il corpo o la manica di un modello esistente. Questa soluzione è di sicuro la più veloce ed economica in quanto non richiede uno specifico modello.

Capi su misura: Come dice la parola, in questo caso viene fatto un apposito cartamodello che deve rispettare ogni specifica di taglia e forma decisa dal cliente. Le variabili in questo caso sono infinite; si crea di fatto un prodotto unico, come un abito fatto dal sarto.

Taglie forti: in questo ambito si vanno ad unire i due punti precedenti; infatti, si può partire da un capo base e fare delle modifiche, o fare un nuovo modello che tenga conto delle forme fisiche della persona. Non ci sono limiti di taglia, di forma o di materiale. In questo caso, come nei precedenti, qualora il cliente, avesse già un suo capo campione e volesse rifarlo, ciò è possibile. Il capo dovrà essere inviato in azienda, per essere importato in forma digitale nel nostro CAD. La fase successiva sarà la creazione del modello e del primo capo di prova. Una volta verificate la vestibilità, la taglia e la resa dopo il lavaggio, si potrà iniziare con la produzione.

Come procedere

Per fare il tuo intimo si misura, contattaci in azienda. Del personale qualificato ti indicherà come procedere e ti verrà fatto un preventivo per i tempi necessari ed i prezzi. Se preferisci, puoi venire nella nostra sede negli orari indicati, fissando un appuntamento.

Maglificio Corona S.r.l.

Via Mario Greppi, 109

21021 Angera (VA)

Tel. +39 0331 960200 – (Orari: Lun-Ven 8.00-12.00 13.30-18.00)

Fax. +39 0331 960170

E-mail: info@lisanzauomo.com

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Tintura dei filati

La tintura nella storia

La tintura è una pratica antica come il mondo; da che l’uomo è apparso sulla terra, si hanno prove dell’uso di colori naturali, come fiori, piante o sostanze organiche per tingere. Risalgono al Neolitico infatti, i primi reperti in questo senso. Ovvio, che i colori in quel periodo, erano legati alla natura circostante. Gli Egizi ad esempio, usavano le spezie come la curcuma, l’hennè e lo zafferano per tingere i tessuti, mentre i Fenici erano noti per il color porpora, che era ricavato da un mollusco presente sulle le loro coste. In tutto il mondo, si sviluppano tecniche e colori che identificano le zone di provenienza; basti pensare al batik in India o alle tinture degli Atzechi che erano fatte fatte usando la cocciniglia e radici di alberi.

tintura dei filati

Col passare dei secoli, la tintura migliora sempre di più, grazie alle nuove scoperte ed ai primi traffici commerciali. Si passò così dalla tintura fatta in casa, alle prime corporazioni delle arti e mestieri ivi compresi i tintori. Questo diede loro modo di organizzarsi e di tutelare la loro arte con degli statuti. A Firenze, nacque ciò che si poteva definire un inizio di industria. Ogni tintore era specializzato su un colore di cui custodiva il segreto. La scoperta delle Americhe diede un nuovo impulso, infatti si scoprirono nuove tecniche e nuovi colori. Fu solo nel 1856 che William Henry Perkin, un chimico inglese, scoprì per caso che dall‘anilina si poteva ottenere il color malva; questa scoperta sancì da li a poco la fine dei colori naturali a favore di quelli chimici.

tintura dei filati(William Henry Perkin)

La tintura oggi

la tintura dei filati, è un ciclo di lavoro che trasforma un filo greggio in uno colorato, grazie all’uso di sostanze chimiche. È molto importante, che il colore vada in profondità nella fibra, per avere solidità e durata. Si inizia con un ciclo che toglie le impurità, che possono dare diversità di colore. Poi, le rocche di filo, vengono messe in apposite autoclavi, in un bagno alcalino che contiene anche le sostanze coloranti. Queste, devono essere in grado di andare a fondo nella fibra (imbibenza), dare uniformità e attivare i processi chimici per fissare il colore. Le ultime due fasi sono: il lavaggio per togliere gli eccessi di tinta e l’ossidazione che fissa in modo definitivo il colore e lo rende non solubile in acqua. (solidità)

tintura dei filati(Autoclavi)

Questo processo può durare fino a 12 ore e alla fine, le rocche sono asciugate con una centrifuga che elimina il grosso dell’acqua. Per dare alla fibra al giusto grado di umidità, le rocche sono poi trattate con getti d’aria oppure con le microonde. In una fase successiva, il filato viene controllato per verificare che il colore sia uniforme e resistente al lavaggio. La tecnica della tintura in filo è di gran lunga la migliore per la stabilità del colore. Oggi si usa anche la tintura in pezza, ovvero si tinge il tessuto greggio; questa tecnica è di certo più veloce ed economica, ma dà risultati inferiori in termini di durata e solidità.

La nostra politica aziendale

Vista la qualità e la destinazione dei nostri prodotti, che sono usati a contatto con la pelle, la nostra azienda, al fine di tutelare la salute di chi li indossa, usa solo filati in tinto in filo. Oltre al fatto della migliore qualità di questo tipo di tintura, questo processo, viene fatto in Italia, nel rispetto delle leggi vigenti in materia. Le leggi Italiane infatti, vietano l’uso di molte sostanze coloranti e di molti agenti chimici, come ad esempio la formaldeide, che si sono dimostrati cancerogeni e molto inquinanti.

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Il cartamodello

Il cartamodello – a cosa serve?

Il cartamodello è la base per fare un capo di abbigliamento; che sia un abito o un paio di slip, questo supporto è necessario per avere la giusta misura e forma del capo. Questi modelli di carta infatti, fan si che il taglio del tessuto sia preciso e di conseguenza il capo sia cucito in modo corretto. Cos’è il cartamodello? È lo sviluppo in piano di una forma tridimensionale; infatti il tessuto è steso in piano, quindi serve un disegno che possa essere usato in questa condizione. Il disegno però, deve tener conto di molti fattori; una manica ad esempio, deve vestire il braccio e parte della spalla ed essere comoda; quindi, una volta cucita deve avere la giusta forma. Allo stesso modo il davanti ed il dietro del capo devono seguire le nostre forme, tenendo in considerazione l’ anatomia del nostro corpo.

il cartamodello(Manica)

Come si fa il cartamodello

Il cartamodello, di fatto parte da misure fisiche come il torace, le spalle ed i fianchi. Si tratta di un disegno geometrico perché nasce da calcoli precisi e da proporzioni da rispettare come la larghezza e la lunghezza; può essere fatto usando le misure fisiche di un cliente, ad esempio quando si fa fare un abito ad un sarto, oppure, come nel nostro caso (intimo), usando misure standard di taglia. Queste misure base, sono poi sviluppate e proporzionate grazie all’aiuto di apposite squadre, dette rapportatrici, che evitano di fare una miriade di calcoli e rendono più veloce il lavoro.

il cartamodello - squadre(Squadre rapportatrici)

È chiaro, che il cartamodello deve tener conto di tante variabili. Il tessuto, che può essere rigido o elastico, le cuciture che possono “mangiare” fino ad un centimetro di tessuto e le tacche di riferimento che fan si che la posizione e l’unione tra i pezzi sia sempre giusta; inoltre è sempre segnato il centro, il drittofilo, la misura dell’orlo e la posizione di bottoni e asole. Nel mondo della sartoria ci sono anche altri modi per ottenere il modello di base, ad esempio il Moulage. Consiste nel drappeggiare del tessuto di mussola sul manichino; si tratta di una tecnica molto difficile e necessita di grande abilità manuale. C’è poi il metodo del tracciato base che consiste in molte misurazioni del corpo; è usato per persone con taglie speciali.

il cartamodello(Moulage)

La storia

I primi cartamodelli di cui si ha traccia risalgono al 1400. In quest’epoca si inizia a produrre in modo più accurato gli abiti seguendo i primi standard di taglia e vestibilità; Inoltre, l’abito diventa un bene comune, alla portata di quasi tutti i ceti sociali. In epoche precedenti invece, l’abito era un segno di distinzione tra i ceti più ricchi; erano capi unici fatti su misura per il signore, che spesso pretendeva l’esclusiva di modello e colore proprio al fine di distinguersi; i ceti più poveri, in quell’epoca usavano tuniche molto semplici fatte con materiali poveri che non avevano un particolare modello.

il cartamodello 1400(Cartamodelli nel 1400)

Oggi, i classici modelli in cartoncino sono stati digitalizzati grazie al CAD. L’uso del computer ha fatto sì di eliminare tutti i cartamodelli a vantaggio dello spazio e di ottenere una grande precisione nelle forme; inoltre il CAD può essere collegato ai sistemi di taglio automatico che fan si di eliminare il disegno a mano del modello. Un altro vantaggio è quello di avere sempre a disposizione tutti i modelli e la possibilità di modificare a video i modelli esistenti per farne di nuovi. Tutti i nostri capi sono oggi sviluppati a CAD in azienda, tuttavia, abbiamo conservato nei nostri archivi, tutti i cartamodelli storici, fatti in molti anni di attività, dai fondatori.

il cartamodello(CAD)

 

 

 

 

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Macchina da cucire

Storia della macchina da cucire

Le prime notizie di una rudimentale macchina da cucire risalgono al 1755 e sono legate al tedesco Karl Friedrich Wiesenthal, che per primo ideò un sistema di cucitura meccanico. Nel 1790 l’inglese Thomas Saint fece qualcosa di simile, ma che partiva da un’idea diversa, infatti, si trattava di una cucitura a catenella.

Anche se Germania ed Inghilterra, sono le nazioni dove si creano le prime attrezzature per il cucito, siamo molto lontani dal concetto moderno di macchina da cucire. La prima che abbia avuto un vero impiego, fu pensata nel 1829 da Barthélemy Thimonnier, che era un sarto francese; la sua macchina faceva un punto a catenella come quella di Saint e nel 1830, con l’aiuto di un ingegnere, Auguste Ferrand, fece tutti i disegni tecnici per ottenere il brevetto che fu registrato nel 1830.

La Produzione in serie

Nel 1832, Walter Hunt inventa la prima macchina da cucire a punto annodato americano, ma non si preoccupa di brevettarla poiché non la considera un’invenzione degna di nota. L’inventore inglese John Fisher, nel 1844 progetta il primo congegno che comprende tutte le invenzioni precedenti. Sulla base di questi disegni, verrà poi costruito da Isaac Merritt Singer e Elias Howe. quest’ultimo inoltre, fu tra i primi a studiare le cerniere lampo.machina da cucire (Progetto Elias Howe)macchina da cucire howe(Elias Howe)

Inizia così una piccola produzione di questi apparecchi per cucire; nel 1851 Singer progetta la prima macchina con braccio parallelo al piano di lavoro e con un nuovo sistema a molla che tiene fermo il tessuto sotto l’ago. Queste macchine erano azionate a manovella, che risultava un po’ scomoda; quindi si pensò di fare un azionamento a pedale che lasciava le mani libere; 30 anni dopo, la Singer fece il primo modello con motore elettrico. Nel 1975 l’omonima azienda creò la prima macchina elettronica al mondo (Athena 2000 o Futura 2000).

macchina da cucire Isaac Merritt Singer(Isaac Merritt Singer)  macchina da cucire singer(macchina Singer)

Nel 1862 in Germania, Georg Michael Pfaff  dopo aver visto una macchina da cucire in una fiera, resta affascinato a tal punto da questo nuovo oggetto che inizia a costruire, su suo brevetto, macchine per cucire; allo stesso tempo cessa la sua produzione di strumenti a fiato per dedicarsi interamente a questo nuovo progetto.

macchina da cucire Pfaff(Georg Michael Pfaff)macchina da cucire pfaff(macchina Pfaff)

L’Italia

La prima azienda nel settore, fu la Filotecnica Salmoiraghi nel 1877. Questo marchio si distinse per la grande qualità dei prodotti e per le tante innovazioni. Ad esempio fu la prima che mise l’asolatore automatico in una macchina da cucire. Intorno al 1920, un’altra azienda italiana, la Virginio Rimoldi di Milano inizia a fare le prime tagliacuci. Queste macchine permettono di rifilare il tessuto mentre si cuce; è una nuova frontiera per la produzione industriale dei capi di abbigliamento, infatti questa nuova macchina velocizza il lavoro con dei risultati eccellenti.

macchina da cucire rimoldi(tagliacuci Rimoldi)

Il marchio più noto e ad oggi attivo nel settore del cucito è senza dubbio Necchi. Vittorio Necchi pensò bene di fare una macchina per uso domestico usando la ghisa delle fonderie di famiglia. Inizia così con il modello “BD” e poi a seguire con l’innovativa  “BU” una zig-zag che nel 1939 era già in grado di fare ricami; infine la  “BF” e nel 1950 la “Supernova”, macchina ancora oggi all’avanguardia per i molti ritrovati tecnologici.
Nel 1956 la “Mirella” disegnata da Marcello Nizzoli, oltre a vari premi per le doti tecniche, entrò nel MOMA di New York per il suo design innovativo.

macchina da cucire necchi(Necchi Mirella)

Oggigiorno

Oggi, le moderne macchine da cucire, differiscono solo per l’elettronica e per alcuni particolari ad azionamento pneumatico che aiutano a sveltire alcuni passaggi produttivi. Nella nostra azienda sono presenti macchine di ultima generazione ma anche un certo numero di macchine più datate che hanno il pregio di fare cuciture di alta qualità.

macchina da cucire juki

 

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Titolo dei filati

Titolo dei filati

Che cos’è il titolo dei filati? È la misura della dimensione del filo che determina la finezza e di conseguenza la qualità della fibra. Per logica dovrebbe essere la misura del diametro del filo, ma ciò è possibile solo per fili di metallo non deformabili e con una sezione costante. Quindi come trovare il diametro di un filato deformabile e con sezione non costante? Semplice: si usano elementi facili da controllare, come lunghezza e peso. Di fatto è possibile farlo in due modi: peso per unità di lunghezza o viceversa, lunghezza per unità di peso, questa misurazione prende il nome di titolo.

Ovviamente, una delle due grandezze deve essere fissata in precedenza, mentre l’altra è variabile. Entriamo ora nello specifico; se viene considerato come titolo il peso relativo ad una determinata lunghezza, è chiaro che il peso cresce con l’aumentare del diametro del filo, quindi tanto maggiore è il titolo, tanto maggiore è il diametro del filo, (1000 metri di filo per cucire pesano meno di 1000 metri di corda da pacco). Viceversa se prendiamo come titolo la lunghezza di filato necessaria per ottenere un determinato peso, è chiaro che la lunghezza aumenta al diminuire del diametro del filato, quindi quanto più alto è il titolo tanto più sottile è il filo ( per fare 1 kg di peso occorre molto più filo da cucire che di corda da pacco).

Ne consegue che: il titolo di un filato è un numero, indice della sua grossezza, proporzionale alla sezione del filato stesso.
Esistono due criteri fondamentali per la titolazione dei filati: diretta e indiretta.
Nella titolazione diretta esiste proporzionalità diretta tra titolo e sezione del filato.

titolo dei filati

(nella foto la macchina titolatrice per determinare lunghezza e peso del filato)

Titolazione diretta

1 Tex = 1 grammo ogni km di filo

1 Decitex (dtex) = 1 grammo ogni 10 km di filo (sottomultiplo del Tex)

Denaro o Danaro (Td o den) = 1 grammo ogni 9 km di filo (idem come Tex)

1 Scozzese (Ts) = 1 libbra ogni 14.400 iarde di filo (utilizzato per i filati in juta).

Titolazione indiretta o numero

Numero metrico (Nm) indica quante matasse (1000 metri) di filo ci sono in 1 kg, è usato per i filati di lana pettinata, lana cardata, fiocco di fibre chimiche, filati fantasia.

Numero chilogrammetrico (Nk) indica quanti metri di filo ci sono in 1 chilogrammo, si usa per filati di cascame, lana cardata e filati fantasia.

Numero inglese cotone (Ne)  indica quante matasse (840 iarde) di filo ci sono in 1 libbra inglese (454 g).

Numero inglese lino (Nl) indica quante matasse (300 iarde) di filo ci sono in 1 libbra inglese.

Numero inglese lana pettinata (Nw) indica quante matasse (560 iarde) di filo ci sono in 1 libbra inglese.

Numero inglese lana cardata (Ns) indica quante matasse (256 iarde) di filo ci sono in 1 libbra inglese.

Approfondimenti

Wikipedia

 

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Rimaglio a mano

Il rimaglio a mano

Il termine rimaglio a mano, indica una fase di lavoro che si fa in ambito tessile ed è sinonimo di grande qualità. Il rimaglio a mano è spesso usato nel mondo delle calze da uomo e serve per unire la punta ed il tallone che sono prodotti in aperto.

Il processo

In pratica, col termine rimaglio a mano, si intende unire in modo preciso, la punta ed il tallone di una calza con la forma del piede. Bisogna stare molto attenti a non fare dei punti sovrapposti che potrebbero dare fastidio nella scarpa, o dei buchi, che di certo possono causare una smagliatura nella calza; infatti basta solo un punto mancato che la calza è rovinata. Alla fine del lavoro non si deve mai sentire la giunzione della punta e del tallone con il corpo della calza, ma tutto deve essere liscio come se fosse un pezzo unico. Lo scopo di questo processo è quello di riprodurre la maglia; da qui l’origine della parola rimaglio.

rimaglio a mano

I vantaggi

Che vantaggi si hanno da questa lunga e delicata operazione? Di certo nessun fastidio al piede o rischi di vesciche dovuti all’attrito nella scarpa. Infatti tutte le superfici sono lisce e ben livellate; di conseguenza, c’è una maggiore comodità nell’uso quotidiano, per l’assenza di punti in rilievo. La qualità del prodotto aumenta; infatti queste calze sono più resistenti, oltre che per il rimaglio che elimina ogni cucitura, anche grazie ai filati doppi ritorti che vengono impiegati in queste calze di qualità superiore. Questi filati, oltre ad essere molto più forti del normale, sono più sottili e di conseguenza comodi. Inoltre sono sempre tinti in filo; questo fatto determina una grande solidità del colore al lavaggio.

Il valore aggiunto

Per insegnare ad una operaia l’operazione di rimaglio, servono molti anni. In questo periodo di prove, vengono di fatto rovinate molte paia di calze prima che la resa raggiunga le 25/30 dozzine al giorno. Si tratta di una quantità minima, se la paragoniamo alle 120 dozzine giornaliere, che si possono fare cucendo a macchina, senza il bisogno di nessuna preparazione. Si capisce subito la differenza di prezzo e di qualità tra una calza rimagliata a mano ed una calza cucita a macchina.

Inoltre, la durata ed il confort delle calze rimagliate  a mano è di gran lunga superiore rispetto a quelle cucite; infatti le nostre calze hanno la punta ed il tallone rinforzati e sono realizzate in fibre naturali che subiscono la tintura in filo. Anche il bordo superiore dove c’è l’elastico, è ottenuto usando la lycra al posto della comune gomma. Questo al fine di rendere più comode e durature le calze.

 

 

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Salute e fibre naturali

Salute e fibre naturali

È importante capire, che salute e fibre naturali, vanno di pari passo. l’uso di capi naturali è la base per una buona salute; i capi intimi sono come una seconda pelle, che è un organo molto complesso. Ha due funzioni principali: assorbire aria, luce e calore per dare energia al nostro corpo ed eliminare le scorie. Con altri organi, come reni, intestino, fegato e polmoni, la pelle  libera il corpo dalle tossine. Un capo sano deve far sì che ciò avvenga nel modo più rapido possibile.

Le fibre naturali

salute e fibre naturli

Un tempo i tessuti erano tutti naturali, come il lino, il cotone, la lana e la seta. Queste fibre sono tutt’oggi ideali per la nostra salute e per di più non inquinano poiché sono biodegradabili. Con l’avvento delle fibre sintetiche, che hanno grandi doti di resistenza, ed in più sono pratiche ed economiche, il mondo della moda e dell’abbigliamento è cambiato e si è rivolto verso l’uso di queste nuove fibre.

Le fibre sintetiche

salute e fibre naturali

Buona parte delle fibre sintetiche nasce dalla sintesi del petrolio, poi, dei processi chimici le trasformano in filati. Si tratta di fibre che traspirano poco e che a contatto con la pelle possono causare molte allergie, proprio per la loro natura. Queste fibre trattengono calore ed umidità e creano l’ambiente adatto per batterimicrobi. È noto, che i capi sintetici, dopo poche ore di utilizzo, abbiano un cattivo odore, dovuto alla decomposizione dei batteri intrappolati nelle fibre. Un altra nota negativa, sono le cariche elettrostatiche, che il corpo fa fatica a smaltire. Questo fatto, a lungo andare, provoca stress, danni al sistema nervoso ed alla flora batterica intestinale. Di sicuro, non sono le fibre ideali per la salute del nostro corpo.

Acquistare un capo naturale

I capi a contatto con la pelle, come intimo, camicie, calze, lenzuola, federe e coperte devono essere fatti in fibre naturali per il bene della nostra salute. Visto il numero di ore di utilizzo di questi prodotti, si capisce subito l’importanza dell’uso di materiali naturali di prima qualità. Inoltre è bene che siano tinti e trattati nel rispetto delle leggi. Questi capi sono indicati in modo particolare ai neonati, ai bambini, agli ammalati, e alle persone che sudano molto o che fanno lavori in condizioni climatiche difficili.

Proprietà dei tessuti naturali

Il cotone:

Nei periodi caldi tiene fresco il corpo, assorbe bene il sudore e ripara dai raggi UV, mentre se lasciato grezzo, la sua peluria naturale lo rende adatto anche nel periodo autunnale . Il cotone è resistente all’usura, è facile da tingere ed inoltre può essere lavato con facilità anche a temperature elevate.

La seta:

É la fibra naturale per eccellenza, leggera e luminosa, ha delle grandi doti di isolamento ed è anallergica. È morbida al tatto, delicata sulla pelle e protegge dalle cariche elettrostatiche. È ideale nei momenti di forte stress o per pelli molto sensibili e si può usarla sia in estate che in inverno. Va lavata con cura per evitare di rovinare la fibra.

Il lino:

Il lino è una fibra legnosa e non è facile da stirare, ma è meglio del cotone per asciugare la pelle, dato che ha un elevata capacità di assorbire e non irrita. È più fresco del cotone, ed è curativo e lenitivo per chi ha problemi di allergie. Si lava come il cotone ed è molto resistente all’usura ed alle alte temperature. È ideale per lenzuola e federe.

La lana:

Questa fibra va bene sia in inverno che in estate, infatti, come la seta tiene costante la temperatura del corpo, assorbe la traspirazione e resta asciutta; è ideale per i bambini, per chi ha problemi di circolazione, reumatismi, cervicale, artrosi. Va lavata con molta cura perché è soggetta ad infeltrirsi.

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Perchè usare la lana

Perchè usare la lana tutto l’anno

Perchè usare la lana ? Perché, la lana è un ottimo isolante e come tale ripara dal freddo, questo è noto, ma anche dal caldo. Fin dall’antichità l’uomo ha sempre usato questa fibra per ripararsi dal clima; dalle regioni fredde dell’ Asia a quelle calde dell’Africa, la lana è sempre presente; infatti i popoli del deserto (Tuareg) usano abiti in lana per far fronte alle temperature molto elevate a cui sono esposti.

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Questa scelta non è dettata dalla follia, ma da un esperienza che ha le radici nella notte dei tempi; infatti, la lana ha delle qualità che la rendono insostituibile; vediamole ora nel dettaglio.

Le caratteristiche della fibra

Se si osserva la lana al microscopio si può notare che assomiglia ad un serpente; infatti, la sua parte esterna è fatta di squame sovrapposte fra loro, fatte di cheratina, che è una sostanza proteica; la stessa dei nostri capelli.
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Sotto lo strato esterno c’è una struttura cellulare detta a “mattoni e calce”, dato che ricorda quella dei muri, che rende la fibra molto forte; alcuni tipi di lana, oltre alla parte esterna ed alla corteccia interna, hanno un anima centrale molto porosa; la fibra in questo caso è più leggera e molto più gonfia.

La lana è la fibra più igroscopica in natura, infatti può assorbire vapore acqueo fino ad un terzo del suo peso senza dare la sensazione di bagnato; questo accade perché la lana è fatta da aminoacidi che assorbono le molecole di acqua nella fibra; ciò la rende diversa della spugna che assorbe in modo capillare. Di conseguenza, con un clima caldo e umido, la lana assorbe l’umidità ed il sudore e li restituisce all’ambiente; questo processo in cui la lana assorbe e trasferisce all’esterno, crea una termoregolazione. Allo stesso modo un capo di lana, esposto al freddo, comincia ad assorbire l’umidità corporea, aumentando di 2-3 gradi la sua temperatura; questa reazione, ritarda di alcune ore il raffreddamento del tessuto, dando modo al corpo di adattarsi alla nuova situazione ambientale.

La lana ha un grande potere di assorbimento, ma assorbe solo il vapore acqueo e non l’acqua (che ha una struttura molecolare più grossa), ciò la rende idrorepellente; infatti, la materia grassa (lanolina) che riveste le fibre, non viene eliminata neppure nel lavaggio a secco.

L’isolamento – perché usare la lana

L’isolamento termico di un tessuto è dato dalla quantità di aria che le sue fibre riescono ad intrappolare: più aria trattengono, maggiore è il potere isolante; in media, un comune tessuto per abbigliamento è fatto dal 75% di aria e dal 25% di fibra, mentre un tessuto di lana ha il 90% di aria ed il 10% di fibra.

Le squame della lana danno una certa ruvidezza alla fibra ed i loro interstizi ne aumentano la superficie e fan sì che la lana trattenga una maggiore quantità di aria; ecco spiegato perché le pecore sono indifferenti al caldo e al freddo e perché le popolazioni del deserto preferiscano vesti in lana. Inoltre questa fibra ha un elevato potere ignifugo: brucia con difficoltà, non propaga la fiamma, sviluppa poco calore e poco fumo; per questo motivo i rivestimenti di aerei, treni, pullman, cinema e locali pubblici sono spesso fatti di lana.

Perché usare la lana nello sport

In tempi recenti, la lana è stata riscoperta nell’uso sportivo, dopo che le fibre sintetiche avevano invaso il mercato; infatti viste le sue qualità naturali, la lana viene usata negli indumenti dei maratoneti e corridori. Oltre alle doti di termoregolazione, la lana ha anche una grande qualità: non puzza, cosa non trascurabile quando capita di dover usare la maglia per più giorni consecutivi, magari durante una gara di endurance; ecco spiegato perché usare la lana anche nello sport.

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