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Mutanda lunga

La mutanda lunga – Le origini

Non è facile avere notizie sulle origini della mutanda lunga; infatti, bisogna tornare indietro fino al V secolo a.C. per trovare qualcosa che assomigli a questo capo. I persiani infatti, indossavano le anaxyrides, una sorta di brache lunghe che erano usate sotto una tunica. Questa sorta di indumento è in voga per molti secoli, a fasi alterne, che si dividono tra l’uso esterno e l’intimo. Verso la fine dell’ VIII secolo ci sono tracce dell’uso delle brache, che sono sempre più aderenti e spesso con una suola sotto il piede, per svolgere la funzione di calzature. Nel medio evo e nelle epoche successive, l’uomo continua a far uso di questi indumenti, che sono arricchiti con imbottiture e colori vivaci.

storia dell'intimo mutande lunghe(anaxyrides)

Lo sviluppo

È nel XVII secolo che le mutande lunghe iniziano ad avere la forma attuale; si abbandona l’uso come calzamaglia esterna, tipica del medio evo, per prendere una connotazione più legata all’intimo. Nonostante questo cambio però, le mutande lunghe non hanno un grande successo e bisogna aspettare fino al XVIII secolo affinché la loro diffusione abbia inizio. In quest’epoca, si usano quasi sempre come indumento per la notte e sono fatte in cotone oppure in lana. Verso il 1800 diventano di uso comune negli Stati Uniti, grazie anche al Movimento della riforma dell’abbigliamento, che in epoca Vittoriana, proponeva indumenti più comodi e pratici. Molto spesso le mutande lunghe erano unite ad una maglia a maniche lunghe, in ciò che in America definivano “Union Suits”

mutande lunghe(Union suits)

Le mutande lunghe si diffondono in Europa agli inizi del ‘900; le classi operaie le usano per ripararsi dal freddo e per dormire; sono usate anche dai militari; infatti, i soldati le usano come protezione da indossare sotto la divisa. Nei due conflitti mondiali del ‘900, si assiste ad un largo impiego di questi mutandoni fra le truppe dei vari eserciti.

Le mutande lunghe nel cinema

Questo capo è spesso usato nel cinema, specialmente nei film storici o western, dove è facile vedere il protagonista indossare i classici mutandoni. In Italia sono apparsi nei famosi film con Bud Spencer e Terence Hill; tra i vari titoli ricordiamo “Lo chiamavano Trinità“. Un altro film in cui sono indossati è: “Scusi dov’è il west?”  dove un giovanissimo Harrison ford ne fa sfoggio insieme a Gene Wilder. Le mutande lunghe sono senza dubbio l’elemento che ricorda l’epoca western.

(Harrison Ford e Gene Wilder)

La mutanda lunga ai giorni nostri

Ai giorni nostri questo capo è usato soprattutto per fare attività sportiva o da chi va in moto anche in inverno. La loro forma non è cambiata di molto, mentre il materiale con cui sono fatte è stato sviluppato in diverse opzioni. Questo, dà modo di soddisfare ogni tipo di esigenza, grazie a pesi e fibre differenti, che offrono calore, praticità d’uso e in alcuni casi, anche una capacità anallergica.

Le nostre creazioni

Dal 1977, anno della nostra nascita, noi produciamo questo indumento classico, che non deve mancare nell’intimo da uomo. Ovviamente, vista la politica della nostra azienda, che è volta alla massima qualità ed al lusso delle fibre naturali più pregiate e preziose, la nostra produzione di mutande lunghe è fatta su diversi tipi di materiale. Si va dalla pura lana Merino, alla lana e seta, alla pura seta e per i più esigenti il cashmere e seta.

Per chi ha problemi di allergia, ma non vuole rinunciare al calore della lana, abbiamo fatto la mutanda lunga in lana e cotone. Si tratta di un tessuto doppio, che ha il cotone sulla pelle e la lana all’esterno; in questo modo vengono superati i problemi che può dare la lana sulla pelle. Anche i nostri modelli sono studiati per il massimo confort; cuciture piatte per non dare fastidio, fasce elastiche alla caviglia per una vestibilità perfetta ed elastico in vita regolabile grazie a 3 bottoni, per ogni esigenza.

 

 

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Slip

Slip – la storia

Le origini di questo capo, risalgono agli Egizi, che usavano un triangolo di tessuto chiamato Pano, che era molto simile ad uno slip; ovviamente non aveva i classici elastici come negli slip moderni, ma era avvolto tra le cosce e legato in vita. Si hanno notizie di un capo simile, anche in epoca romanica; il subligaculum, che si usava sotto la tunica. Era in voga anche tra i gladiatori e le donne.

storia dell'intimo slip(subligaculum)

Nel medio evo, soprattutto tra i Goti ed i Longobardi, ci sono tracce dell’uso di capi intimi per coprire le zone intime. In epoche successive, nel rinascimento, si inizia ad usare qualcosa di simile a delle mutande, ma sono legate solo al mondo femminile. Verso il 1600 cadono in disuso e bisogna aspettare fino al 1800 per vederle tornare sulla scena. È solo nel 1906 che lo slip appare nella sua forma moderna; ma anche stavolta la sua vendita non decolla e resta legata ad una diffusione locale.

Nel 1935 questo capo inizia a diffondersi in grandi quantità e per la prima volta assume il nome di SLIP. La Coopers Inc. infatti, inizia a vendere uno slip con l’apertura, chiamato Jockey; in poco tempo questo capo diventa popolare ed invade il mercato degli Stati Uniti. Il 1938 vede l’arrivo dello slip in Europa; in Inghilterra se ne vendono migliaia di paia alla settimana. Il boom inizia dal 1948 e raggiunge il suo picco nel 1967 quando la Francia da il via alla pubblicità dell’intimo in TV. Lo sviluppo di questo capo continua di anno in anno; dal 1960 in poi, lo slip passa dall’essere un capo di uso pratico ad un capo di moda.

La funzione dello slip

Lo slip da uomo, ha una funzione di sostegno, che lo rende idoneo anche per lo sport; oltre ad essere un capo intimo, lo slip è una barriera igenica, che isola le parti intime dagli indumenti esterni. Di recente, qualche medico ha criticato questo prodotto perché il teorico riscaldamento dei genitali poteva portare ad un calo della fertilità maschile. Questa teoria però, non è stata provata e ci sono stati degli studi che hanno affermato il contrario. In ogni caso è buona norma scegliere taglie comode e fibre naturali.

Com’è fatto

Lo slip, ha un elastico in vita che può avere diverse altezze per soddisfare ogni esigenza di vestibilità; quest’elastico può essere a vista o coperto con lo stesso tessuto con cui è fatto il capo. Anche il giro gamba ha un elastico, ma è più sottile rispetto a quello in vita e serve per dare contenimento laterale e sul gluteo. Il davanti dello slip è studiato per dare il giusto agio e può essere chiuso, oppure con una apertura laterale per favorire il confort. Di solito è fatto in cotone, ma sono usate anche le fibre sintetiche; di sicuro, queste ultime sono molto resistenti ed hanno una grande facilità di lavaggio, ma nostro avviso non sono nè igieniche nè sane.

slip medio chiuso(slip chiuso)

slip medio aperto(slip con apertura)

La nostra collezione

La nostra azienda ha una vasta collezione di slip; si va dal filo di Scozia che viene tessuto in jersey o in costina per avere pesi e consistenze diverse, fino alla pura seta per i più esigenti. La nostra gamma è ben articolata; ci sono tanti modelli, con diverse altezze e finiture. Ovviamente ci sono anche gli slip con l’apertura per chi cerca la massima praticità d’utilizzo. Visto che per noi la qualità del prodotto deve essere assoluta, al fine di tutelare la salute di chi li indossa, i nostri capi sono fatti solo in fibre naturali pregiate.

Altre risorse

Wikipedia

 

I nostri prodotti

Collezione

 

 

 

 

 

 

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Pigiama

Pigiama – La storia

La parola pigiama deriva dal persiano “پايجامه pāy-jāme” ovvero, indumento per le gambe; si riferiva a dei pantaloni larghi e leggeri che erano usati sia dagli uomini che dalle donne; in occidente invece è riferita a degli indumenti per dormire, fatti da una giacca o una maglia per la parte superiore del corpo e dei pantaloni, di solito molto comodi, per vestire le gambe.  La diffusione del pigiama la si deve agli Inglesi ed alla loro presenza nel medio oriente; infatti già dal 1600 i coloni britannici di ritorno dalla Persia lo avevano introdotto in europa;  di fatto però, la diffusione in larga scala, avvenne dopo il 1870; in quell’epoca, il pigiama era un capo maschile.

Com’è fatto

Il pigiama può essere estivo o invernale, quindi le maniche ed i pantaloni possono essere lunghi o corti; in base alla stagione viene scelto anche il peso del tessuto. Di solito il pigiama, è fatto in cotone, che può essere tessuto in diversi modi; dalla tela, alla flanella oppure in jersey; se fatto con quest’ultimo materiale, il pigiama risulta molto comodo per via della naturale elasticità della maglia. Ovviamente, ci sono anche altre fibre con cui il pigiama può essere prodotto; ad esempio la seta per i capi più esclusivi ed il lino che è molto fresco in estate.

Anche i modelli del pigiama cambiano in base al tessuto scelto; se si tratta di tessuto ortogonale che è rigido, la giacca sarà molto simile ad una camicia, questo per offrire un facile utilizzo; di solito, nei modelli a maniche e pantaloni lunghi, la giacca ha un colletto che rende il pigiama più bello e raffinato, viceversa nei modelli estivi il collo tende a sparire per rendere più fresco il capo.

pigiama in tela

pigiama tela

Il pigiama in maglia invece, è decisamente più versatile poiché può essere fatto in diversi modelli, grazie alla naturale elasticità del tessuto. Infatti, può avere il collo a V oppure a polo e per finire a cardigan con apertura davanti. A differenza del pigiama in tela, spesso non c’è colletto poiché in questo caso si mira ad una grande praticità d’uso. Di fatto, il pigiama in maglia è molto più comodo da usare; per contro è meno elegante rispetto al pigiama in tela. Ovviamente esiste sia in variante lunga che corta, in base alla stagione di utilizzo.

pigiama collo a V

 

pigiama aperto cotone

La nostra produzione

La nostra azienda, crea da sempre pigiami in Jersey di filo di Scozia. Il tessuto con cui vengono fatti è realizzato nel nostro reparto di tessitura e per garantire la massima qualità del prodotto, usiamo solo filati tinti in filo, che assicurano una grande solidità del colore, sia che si tratti di tinta unita o di righe. Inoltre, i nostri filati sono di cotone egiziano doppio ritorto, con dei titoli molto sottili. Questo fa sì di avere un tessuto leggero e fresco. La grande stabilità di forma e di ritiro è dovuta ai trattamenti di mercerizzo che vengono fatti prima in filo e poi in pezza che nobilitano la fibra; anche la doppia ritorcitura del filato aiuta a rendere il tessuto molto stabile poiché annulla quasi del tutto le tensioni di tessitura.

Approfondimenti

Wikipedia

I nostri pigiami

Lunghi

Corti

 

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Maglia

La maglia – origini della t-shirt

Le origini della maglia o t-shirt che dir si voglia, sono molto remote, se ne ha notizia fin dai tempi più antichi; pare che questo capo fosse già in uso presso gli Etruschi e si hanno cenni storici anche nel rinascimento; in epoche successive, la maglia, era vista più che altro come un indumento da lavoro, poiché la mancanza del collo la rendeva molto comoda per svolgere gli impegni quotidiani. È solo verso il 1800 che si diffonde; ad esempio i marinai cominciano ad usarla come divisa, nella sua classica colorazione a righe orizzontali.

maglia dei marinai(Marinai)

Verso gli anni ’40 gli Stati Uniti adottano la maglia (t-shirt) come parte della divisa delle loro forze armate; questo fatto, fa sì che questo capo si diffonda in tutta Europa. Tuttavia, in questo periodo, la maglia è usata solo per il lavoro; è solo negli anni ’50, che il suo utilizzo cambia e diventa sia un capo da intimo che di abbigliamento. Il nome t-shirt nasce dalla sua forma che ricorda una T.

(t-shirt)

La t-shirt ed il cinema

Nel 1950 la maglia diventa un capo molto diffuso, grazie al cinema che la usa per i suoi personaggi. I due portavoce più autorevoli di questa nuova immagine sono James Dean nel film “Gioventù bruciata” e Marlon Brando nel film “Un tram chiamato desiderio“. Entrambi gli attori fanno uso della maglia (t-shirt) per dare carattere al protagonista ed in questo modo danno inizio ad un nuovo modo di vestire, che fa presa soprattutto tra i giovani.

t-shirt nel cinema(James Dean e Marlon Brando)

Il cinema americano continua ad usare la maglietta nei suoi film; riguardo agli anni’70, come non citare “American Graffiti” di George Lucas, dove ancora una volta l’attore principale fa sfoggio di una t-shirt bianca con l’immancabile pacchetto di sigarette Camel avvolto nella manica. Ancora una volta, la maglia bianca usata sopra ai jeans, diventa una divisa per i giovani di tutto il mondo.

t-shirt american graffiti

maglia(American Graffiti film cult degli anni’ 70)

Dagli anni ’80 in poi, la t-shirt viene usata per far pubblicità; infatti iniziano a vedersi le prime maglie con delle stampe; i temi sono molti, si va dalla politica, alle vacanze alle geografia e via dicendo. La maglia, diventa così un oggetto da regalo o da collezione e cambia anche il concetto di vendita di questo prodotto. Nasce così il merchandising; le grandi firme, i cantanti famosi, le grandi catene americane (ad esempio l’Hard Rock Cafè) creano i loro prodotti esclusivi che oltre a diffondere il loro marchio diventano oggetti di culto. La maglia, vive così una nuova vita e cavalca l’onda delle nuove generazioni, portando con sé la nuova cultura giovanile che si esprime anche grazie ai messaggi stampati su questo capo.

surf(Surfista)

t-shirt hard rock cafè(T-shirt Hard rock cafè)

Come è fatta

Questo capo è fatto in diversi tessuti, in base all’uso a cui è destinato. Di sicuro il cotone è la fibra più usata per le t-shirt, ma anche la lana e le fibre pregiate come il cashmere e la seta sono adatte per produrre le maglie. La nostra azienda ha un’ampia selezione di maglie per far fronte ad ogni esigenza legata al mondo dell’intimo; i nostri capi sono pensati per stare sotto ad altri indumenti, quindi hanno un taglio aderente che non deve dare fastidio sotto una camicia o un maglione. La nostra proposta si basa su diversi tipi di fibra e su diversi modelli; ad esempio oltre al girocollo, facciamo lo scollo a V profondo e la serafino.

La maglia per la stagione invernale può essere fatta in lana Merino, in seta, in lana e seta, in cashmere e seta, in lana e cotone e cotone invernale; per questa stagione, è inclusa la variante a maniche lunghe, che dà protezione agli arti nel periodo più freddo. Ovviamente ci sono anche le t-shirt in cotone; nel nostro caso, abbiamo deciso di usare solo il filo di Scozia per via della sua naturale freschezza e pregio, che sono qualità fondamentali per un capo intimo.

t-shirt maniche lunghe lana(maglia a maniche lunghe in lana)

Maglia serafino mezze maniche(t-shirt collo a serafino in filo di Scozia)

t-shirt collo a V(maglia collo a V in filo di Scozia)

Altre risorse sulla maglia

wikipedia

I nostri  prodotti

Maglie

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Canottiera

La canottiera – origini

La canottiera è un capo storico, che prende il suo nome dallo sport del canottaggio, dove era ed è tuttora usata dagli atleti. La leggenda vuole che la mancanza del collo e delle maniche fosse dovuta ad uno scatto di rabbia del nobile francese Jean Des Fauches che prese la sua camicia e strappò via queste fastidiose appendici, dando origine alla canottiera; di fatto, questo capo è molto comodo e dà un ampia possibilità di movimento alle braccia.

canottiera(Canottieri in azione)

La canottiera nel cinema

La canottiera è diventata famosa grazie ad alcuni film dove il personaggio principale la usava come elemento caratterizzante; tra i più famosi, Fronte del porto col mitico Marlon Brando, “Rocco e i suoi fratelli” interpretato da Renato Salvatori e per finire in Die Hard con Bruce Willis. Senza dubbio, la canottiera un po’ sporca e un po’ strappata ha dato l’immagine del “duro” a questi personaggi; questo fatto, l’ha resa molto popolare.

canottiera(Marlon Brando)

canottiera(Bruce Willis)

In tempi più recenti, anche persone famose del calibro di Barack Obama e del nostro Umberto Bossi sono apparse in canottiera, a riprova della popolarità di questo capo. Nel mondo della musica, come non ricordare Freddie Mercury, leader dei Queen che spesso si esibiva indossando una canottiera bianca. Insomma, pur nella sua apparente semplicità, questo capo è da sempre molto amato.

(Freddie Mercury)

Come è fatta

La canottiera può avere diverse forme; ad esempio la spalla può essere stretta, oppure larga, così come il collo può avere diverse profondità. Anche la larghezza del giro braccio può essere differente in base alle esigenze di vestibilità. I tessuti usati per farla sono molti, infatti, questo indumento può essere usato tutto l’anno; la nostra azienda produce questo capo in molti materiali naturali come la lana, la lana e seta, la seta, il cashmere e seta, ed il filo di Scozia.

Quasi tutte le nostre canottiere sono fatte con tessuto tubolare ed in taglia in modo di evitare le cuciture sui fianchi a garanzia del massimo confort. La tessitura preferita è quella a costina, che è elastica in modo naturale e veste in modo aderente; per il periodo più caldo, facciamo anche il Jersey in filo di Scozia che è il materiale più leggero in assoluto; in questo caso la canottiera è cucita sui fianchi.

(Canottiera a spallina larga)

(Canottiera a spallina stretta)

(Dettaglio della spalla larga)

L’ evoluzione moderna della canottiera

Ai giorni nostri, anche se la canottiera resta uno dei capi più venduti in assoluto, c’è stata un’evoluzione, con dei modelli che hanno reso più moderna l’estetica di questo prodotto, pur conservando le doti di comodità e praticità della canottiera. Ovviamente, la nostra azienda ha subito messo a punto due modelli per far fronte a questa nuova tendenza. Il primo, è il collo a V senza maniche, che unisce alla vestibilità di una maglia classica un profondo collo a V che lo rende invisibile sotto gli indumenti; inoltre il giro braccio è aderente e quindi assorbe bene la traspirazione.

collo a v senza maniche(Collo a V senza maniche)

L’altro modello, è il girocollo senza maniche, che è pensato per stare sotto il collo chiuso di una camicia o di una polo; infatti la scollatura di questo capo cade nel posto giusto ed è comoda e ben profilata, mentre il giro braccio, come nel caso precedente, è aderente ed assorbe bene la traspirazione. Va da sé che grazie alla sua forma, è invisibile sotto ai capi più leggeri, evitando che la canottiera appaia sotto la camicia. Un altro vantaggio di questi due nuovi modelli è che se indossati sotto ad un indumento a mezze maniche, evitano il problema di una doppia manica che è fastidiosa nella stagione più calda.

girocollo senza maniche(Girocollo senza maniche)

Approfondimenti

Wikipedia

I nostri prodotti

Canottiere

 

 

 

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Garzatura

La Garzatura – Storia

La garzatura è un’antica pratica nota fin dal tempo degli egizi. Questo processo, serve a creare una peluria più o meno fitta sul tessuto, al fine di renderlo più soffice e più caldo; infatti in questo modo si aumenta la quantità di aria tra le fibre e di conseguenza l’isolamento termico. in epoca storica si faceva con i fiori di cardo secchi, messi in file parallele fino a formare una sorta di spazzole (garzi) con le quali strofinare il tessuto.

garzatura - cardo(Fiore del cardo)

garzatura - Garzi(Garzi)

I cardi erano diffusi in tutto il bacino del mediterraneo; oltre all’uso in ambito tessile erano usati anche in medicina per le loro doti diuretiche e depurative. Carlo Magno cita questa pianta nei Capitolari destinati alle congregazioni religiose, alle quali si deve la selezione e la diffusione del cardo nei territori francesi. Grazie al loro lavoro si è arrivati ad avere le migliori qualità di piante per la garzatura della lana. Nel 1800 inizia la coltivazione dei cardi in Italia, che ebbe un grande sviluppo, grazie anche alla crescita dell’industria tessile italiana. Poi iniziò il declino per via del costo della mano d’opera necessaria alla raccolta dei cardi; di conseguenza si sviluppò la garzatura meccanica ottenuta con dei rulli ad uncini.

garzatura - coltivazione cardi(Coltivazione dei cardi)

L’epoca Moderna

Oggi la garzatura è fatta con delle spazzole che hanno dei denti in metallo o in plastica. Questa macchina consiste in una botte rotante sulla quale sono fissati i cilindri detti garzatori. Questi cilindri hanno aculei che vanno in direzione del tessuto e altri che hanno direzione contraria. Regolando la velocità del tessuto rispetto ai cilindri uncinati si ottiene una garzatura più o meno fitta a secondo del bisogno e del tipo di tessuto. La garzatura può essere fatta su entrambi i lati del tessuto per avere una mano molto morbida. Si può fare a secco e ad umido; nel primo caso, il pelo è più gonfio e disordinato, nel secondo, il pelo è molto fitto ed è tutto nello stesso verso.

Garzatura meccanica(Garzatura meccanica)

L’alta qualità

In alcuni casi, quando ci sono fibre molto pregiate come il cashmere o lane Merino, la garzatura viene fatta con i cardi naturali. I fiori sono fissati in file parallele su rulli che girano in senso opposto al tessuto; in questo caso, grazie alle doti naturali dei cardi, il risultato è eccezionale. I cardi alzano il pelo e lo pettinano rendendo il tessuto morbido e lucente; la garzatura naturale è così fitta da nascondere quasi del tutto la trama e l’ordito del tessuto; inoltre è molto più fine rispetto a quella meccanica e dà al tessuto una mano vellutata.

garzatura(Effetti della garzatura)

Garzatura(Risultato della garzatura)

Questa tecnica, richiede grande abilità e molta attenzione in quanto bisogna disporre con cura i fiori di cardo e regolare l’azione abrasiva per non rovinare il tessuto. Questo tipo di garzatura costa molto di più rispetto a quella meccanica, visto che è più lenta e bisogna cambiare tutti i fiori di cardo ogni 48 ore di lavoro. Ovviamente è usata solo per le fibre più nobili, dove si ricerca la qualità assoluta.

Garzatura (Sostituzione cardi)

La nostra azienda usa questa tecnica per la produzione del caldo cotone al fine di rendere i nostri capi caldi e comodi.

I nostri prodotti

Girocollo mezze maniche – cotone garzato

Collo a V mezze maniche – cotone garzato

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Lavoro Infantile

Il lavoro infantile – Premessa

Scrivo questo articolo sul lavoro infantile con disgusto, ma con la speranza, che possa far capire, che la ricerca di prezzi sempre più bassi, alimenta dei fenomeni simili alla schiavitù; in questo caso, gli schiavi del XXI secolo, sono ancora una volta i bambini delle famiglie più povere. Questo dramma ha origini lontane, fin dai temi più remoti infatti, i bambini erano “usati” nell’agricoltura e nella pastorizia.

lavoro infantile(Piccolo agricoltore)

La storia del lavoro infantile

I primi dati certi sul lavoro infantile risalgono alla rivoluzione industriale. Il tessile e la moda in genere sono stati di sicuro i settori che hanno dato un impulso a questo fenomeno. In quell’epoca infatti, nelle filature e nelle tessiture, la richiesta di mano d’pera a basso costo era molto elevata; i bambini inoltre, erano perfetti per infilare il filo e lavorarlo perché le loro piccole mani si adattavano molto bene alle macchine. Proprio per la loro tenera età, erano molto facili da sfruttare e ridurre in schiavitù. Basti pensare che i loro turni di lavoro erano di 15 ore e la paga era così bassa da non essere sufficiente per comprare il cibo. Anche nelle miniere era diffuso il lavoro infantile; è proprio in questo ambito che per la denutrizione ed i pericoli del lavoro, si ebbero il maggior numero di bambini morti.

lavoro infantile(Lavoro infantile in una filatura)

lavoro infantile(Piccola lavoratrice in una tessitura)

lavoro infantile in miniera(Piccoli minatori)

In Europa, questa dramma si è verificato in modo particolare in Germania fino al 1920 ed in Svizzera fino al 1980, con i famosi Verdingkinder o bambini schiavo. Questi venivano tolti alle famiglie più povere, (si trattava spesso di figli illegittimi) e dati ad altre famiglie che li sfruttavano e spesso li maltrattavano. Solo in epoca recente, la Svizzera ha cercato di porre rimedio a questo orrore cercando di risarcire i superstiti di questa follia. Sono stati scritti anche dei libri che parlano di questi terribili fatti; il più famoso è: “Resli il piccolo bracciante” che racconta la storia di un bimbo svizzero, che venne “mandato a servizio”, come si diceva allora e trattato come uno schiavo.

(Verdingkinder)

Oggi

Allo stato attuale delle cose, si stima che al mondo ci siano circa 250 milioni di bambini che lavorano. Questa piaga, include oltre ai paesi in via di sviluppo, come Africa, Asia, Sud America ed est europeo, anche i paesi industrializzati. Come da copione, il lavoro infantile tocca i settori dell’agricoltura, dove i bambini sono impiegati come braccianti, ma anche in quello della produzione di famose multinazionali; nella fattispecie, articoli sportivi come palloni, scarpe da ginnastica ed anche abbigliamento. Il lavoro infantile, crea un circolo vizioso, in quanto i bambini che lavorano non possono studiare e restano analfabeti; questo li mette nelle condizioni di venire raggirati e sfruttati fino alla morte.

Molto importante è l’esempio di Iqbal Masih, un ragazzo Pakistano che si è ribellato alla schiavitù di bambino operaio ed è diventato il simbolo della lotta contro il lavoro minorile. Dopo la sua morte avvenuta nel 1995 in modo oscuro, probabilmente premeditata dalla “mafia dei tappeti” pakistana, Iqbal è divenuto un eroe; ciò ha portato ad un maggior controllo da parte delle autorità Pakistane in tema di lavoro infantile nelle fabbriche di tappeti.

Ma quanti sono e dove?

In Italia, anche se il lavoro infantile è vietato dalla legge 977 del 1967, pare che ci siano ancora circa 140.000 bambini tra i 7 ed i 14 anni che sono impiegati nel lavoro. Qui di seguito un elenco dei paesi dove questa piaga ha raggiunto proporzioni bibliche.

India 55-60 milioni

Cina decine di milioni

Pakistan 8 milioni

Bangladesh 15 milioni

Thailandia 5 milioni

Nigeria 10 milioni

Brasile 7 milioni

Egitto 1,4 milioni (stima governativa)

Filippine 5,7 nei soli settori industriale e commerciale

Lisanza Uomo

La nostra azienda condanna nel modo più assoluto questa pratica, ed opera nel pieno rispetto delle leggi vigenti in materia. Spero che questo articolo, contribuisca alla lotta contro il lavoro infantile ed invito tutti i consumatori, me compreso, a porsi dei quesiti etici prima di comprare un prodotto. Indagare sul dove e da chi viene fatto, può di certo aiutare a ridurre questo schifo. In questi ultimi anni abbiamo visto una grande mobilitazione a favore degli animali, ad esempio la messa al al bando delle pellicce naturali a favore di quelle sintetiche; il risultato è stato incredibile. Quello che non ho ancora visto fare in modo eclatante, dai vari personaggi che si sono prodigati (giustamente) a favore degli animali, è fare lo stesso per i bambini che lavorano.

Paolo Carletto

 

 

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Qualità

Il significato di qualità – le origini

La parola qualità deriva dal latino qualitas, che deriva da qualis, quale. Secondo la filosofia, si intende la descrizione di una o più proprietà permanenti riferite ad una entità. Ora senza addentrarci troppo nella filosofia di AristoteleCicerone o Cartesio, la si può riassumere in termini pratici, come le doti intrinseche di un prodotto o di una persona. Di fatto, la qualità è ciò che distingue una cosa dall’altra proprio per le sue doti; queste qualità devono essere costanti, cioè ripetersi in modo uguale, nel tempo ed in una situazione. Ad esempio la lana ha qualità isolanti che sono proprie; infatti la lana isola dal freddo, così come isola dal caldo.

qualità(Il nostro concetto base)

La qualità nel mondo dell’intimo

In fase di produzione, dove le materie prime si trasformano in un capo finito, la qualità si identifica col valore aggiunto che i prodotti hanno nel soddisfare i bisogni del consumatore. Prendiamo ad esempio una maglia in cotone; dobbiamo tener conto del tipo di materia prima, di come viene lavorata e fatta. Se è pur vero che il cotone è la materia prima, è anche vero che ci sono diversi tipi di questa fibra, che hanno doti diverse, in base alla provenienza, ai processi che le fibre subiscono ed al tipo tessitura.

qualità(Cotone Egiziano)

Tenendo presente questi fattori, è chiaro che se usiamo del cotone spesso e ruvido anziché il filo di Scozia, il risultato sulla pelle, sarà molto diverso. Anche un modello fatto male porterà ad una vestibilità scomoda. Visto che la qualità è legata alla percezione che si ha di un prodotto va da sé che nel secondo caso, la sensazione tattile sarà ben diversa e di sicuro più piacevole. Allo stesso modo, una maglia in Cashmere è di certo più gradevole sulla pelle rispetto ad una in lana Shetland che è molto più ruvida.

qualità(Capi fatti a mano)

L’importanza delle lavorazioni

Per Lisanza Uomo, che fa della qualità la sua bandiera, è molto importante che tutti i passaggi vengano fatti allo stato dell’arte. A partire dalle materie prime, si procede alla lavorazione delle stesse in modo molto accurato; le fasi sono lente; infatti, è molto raro che le cose fatte in fretta portino alla perfezione. Infatti, le nostre macchine circolari producono poco tessuto al giorno, ma lo fanno in modo impeccabile. qualità(Reparto tessitura)

I nostri modelli sono molto precisi grazie al CAD che fa si di avere sviluppi e forme simmetriche; le cuciture fatte a mano con fibre naturali, evitano allergie ed in molti casi sono piatte sempre al fine della massima comodità. Anche i trattamenti di nobilitazione dei tessuti sono fatti nel rispetto dei tempi necessari a garantire il miglior risultato e secondo le leggi italiane, a tutela della salute di chi li usa. Spesso, nei capi più economici d’importazione, la tintura è fatta con agenti chimici vietati in Italia, come la formaldeide che è cancerogena. La qualità si trova in ogni piccolo dettaglio e per fare un capo di alto pregio non bisogna trascurare nessun aspetto.

CAD(Modelli sviluppati a C.A.D)

processi sicuri(Trattamenti sicuri)

Il risultato

Tutti questi fattori danno risultati eccezionali. L’italia è famosa per i suoi prodotti di alta qualità; dalla moda, alle auto sportive, al cibo e molte altre eccellenze che sono inimitabili. Possiamo pensare ad una Ferrari fatta in Cina? O del Parmigiano Reggiano fatto in Pakistan? No certo, non è nemmeno immaginabile. Per fare cose di qualità, servono competenza, precisione, materie prime eccellenti, tradizione e tempo, tanto tempo. Ecco spiegato perché fare prodotti di qualità e made in Italy come i nostri costa, ma il valore aggiunto, è di sicuro maggiore del prezzo pagato, sia in termini di durata che di soddisfazione; è innegabile che i prodotti di qualità, mantengano le loro doti nel tempo che è un vantaggio economico non trascurabile.

 

 

 

 

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Storia dell’intimo

La storia dell’intimo

L’uso di capi intimi ha radici lontane, si può dire che la storia dell’intimo nasca in Egitto, verso il 1550 a.C. Infatti, risalgono a quell’epoca le prime prove di indumenti indossati a contatto con la pelle. Gli Egizi, pur conoscendo la lana ed il cotone, usavano il lino, al quale davano un significato religioso. Con questa fibra, facevano delle stoffe leggere e trasparenti che indossavano facendole aderire al corpo. L’indumento degli uomini del popolo era il pano, un perizoma fatto da un semplice rettangolo di stoffa. Le classi più elevate invece, faraoni, prìncipi, dignitari e comandanti dell’esercito, usavano lo schentis. Questo capo era caratterizzato da una minuta pieghettatura.

storia dell'intimo(pano) storia dell'intimo(schentis)

Nei secoli a venire, nelle culture sumere ed assiro-babilonesi (1100 – 600 a. C.) viene usata una sola tunica, detta Kandis, che viene messa sulla pelle senza l’uso di altri strati sottostanti. Bisogna arrivare fino al V secolo a.C. per trovare qualcosa che assomigli all’intimo; i persiani infatti, usavano le anaxyrides, una sorta di brache lunghe che erano indossate sotto una lunga tunica.kandis(anaxyrides)

Da Roma al medio evo

La civiltà romana, riassume un po’ tutte le culture precedenti. Gli abiti sono costituiti da tuniche e mantelli, ma inizia ad apparire qualcosa che possiamo definire intimo. Infatti, i romani usavano la tunica interior o subucula e il subligaculum, che era un rozzo esempio dei moderni slip o boxer. Infatti, si trattava di un drappo di tessuto che passava tra le cosce e veniva allacciato in vita. Era usato sia dalle donne che degli uomini, fra cui i gladiatori.storia dell'intimo(subligaculum)

Dalla divisione dell’impero romano, tra impero d’occidente, con capitale Roma ed impero d’oriente, con capitale Bisanzio (Costantinopoli), si assiste alla caduta del primo ed al fiorire del secondo per più di un millennio. In quest’epoca, il costume bizantino è simile a quello romano ma un po’ più ricco nei decori. l’intimo occupa un ruolo minore con le brache ed il subligaculum che vengono usati sotto le tuniche.

Il medio evo

Verso la fine dell’ VIII secolo, in pieno medio evo, un fatto causò una svolta storica importante; venne restaurato il Sacro Romano Impero grazie al re dei Franchi, Carlo Magno. Si assiste all’unione tra i popoli latini e quelli germanici, ma in Italia si crea la prima divisione politica; infatti c’erano molti territori, che erano dominati dai Longobardi e dai Bizantini. Essendo resistiti alle invasioni barbariche si consideravano in opposizione all’impero Carolingio. In quest’epoca si hanno tracce dell’uso del subligaculum tra i Longobardi e delle solite brache, che sono sempre più aderenti e spesso con una suola sotto il piede, per assolvere alla funzione di calzature. I Goti per primi, usarono delle camicie da notte e degli indumenti per coprire le zone genitali.storia dell'intimo(IX secolo)

Il Rinascimento

Nel 1500 appare ciò che possiamo definire intimo; infatti Caterina de’ Medici, introduce le mutande. Il termine deriva dal latino mutandae, ovvero ciò che si deve cambiare. Queste erano usate sotto gli abiti e rimasero in voga per circa un secolo. Verso la fine del 1600 caddero in disuso, perché considerate un indumento per prostitute.

L’inizio della storia dell’intimo

È solo nell’ottocento che la storia dell’intimo inizia realmente; le mutande ritornano e diventano parte dell’abbigliamento femminile. Si tratta di mutandoni lunghi fino alla caviglia chiamati i “tubi della decenza” ed era vietato persino menzionarli. Sempre in questo periodo inizia a definirsi la lingerie con ricami e tessuti fini. Col passare degli anni, verso la fine del secolo le mutande iniziano ad accorciarsi ed arricciarsi, fino a venir mostrate nel ballo del can can, assumendo così connotazioni più erotiche. can can(can can)

I tempi moderni

Dal 1920 circa, le mutande da donna diventano sempre più piccole e viene prodotto il primo reggiseno; l’uomo utilizza i boxer, che sono fatti in tela di cotone; verso il 1940 appaiono i primi slip a lui dedicati. Nel 1960 si sviluppa il concetto di intimo come lo intendiamo oggi ed iniziano produzioni legate al mondo della moda. L’intimo diventa qualcosa che fa tendenza, da mostrare, i capi diventano sempre più raffinati e ricercati; una vera moda sotto il vestito.

 

 

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Su misura

L’intimo su misura

Quando si parla di taglie forti o su misura, si pensa subito a dei capi come, pantaloni, giacche, camicie e così via. Non dimentichiamo però, che anche l’intimo fa parte di questo mondo. L’idea è quella di fare intimo su misura, per dare modo a tutti, di vestirsi con prodotti di alta qualità made in Italy. Infatti, se è pur vero che molti stilisti hanno iniziato a fare linee dedicate a chi ha una taglia fuori standard, è anche vero che non c’è un intimo di pregio che possa colmare questa lacuna.

su misura(Lo studio)

il Concetto del su misura

Lisanza Uomo, visto che fa tutto in azienda, ha deciso di venire incontro a questa esigenza; è il prodotto che deve adattarsi alla persona e non il contrario! Viviamo nel mondo del bello e perfetto a tutti i costi; le immagini che ci vengono proposte, sono di esseri statuari, che sono il risultato di un lungo lavoro fatto al computer, dove si allungano le gambe, si scolpiscono gli addominali e si spianano le rughe; si tratta di esseri virtuali, che non esistono. La realtà è fatta di uomini e donne normali, che hanno misure e forme diverse da quelle imposte dalla tendenza della moda, che vorrebbe tutti snelli, alti e super tonici. Intendiamoci, non è un peccato essere in forma, ma non condanniamo chi non lo è, a doversi accontentare di prodotti scadenti nella qualità e nella fattura.

 

La sartoria

Questo è ciò che vogliamo fare: affiancare alla nostra linea di base, una sezione di intimo fatto su misura, comodo, di pregio e pensato per ogni esigenza. Ad esempio, le nuove generazioni sono molto alte e magre; in questo caso, nasce la necessità di avere delle maglie in taglie piccole ma più lunghe di molti centimetri; è ovvio che vale anche il discorso contrario, con tutte le variabili che madre natura ha deciso per noi; In una parola: sartoria dell’intimo.
su misura

Le possibilità

Possiamo usare il concetto di sartoria dell’intimo in tre diversi casi, a secondo delle esigenze:

Capi speciali: In questo caso si tratta di modifiche fatte ad un capo di serie; ad esempio, si può allungare o accorciare il corpo o la manica di un modello esistente. Questa soluzione è di sicuro la più veloce ed economica in quanto non richiede uno specifico modello.

Capi su misura: Come dice la parola, in questo caso viene fatto un apposito cartamodello che deve rispettare ogni specifica di taglia e forma decisa dal cliente. Le variabili in questo caso sono infinite; si crea di fatto un prodotto unico, come un abito fatto dal sarto.

Taglie forti: in questo ambito si vanno ad unire i due punti precedenti; infatti, si può partire da un capo base e fare delle modifiche, o fare un nuovo modello che tenga conto delle forme fisiche della persona. Non ci sono limiti di taglia, di forma o di materiale. In questo caso, come nei precedenti, qualora il cliente, avesse già un suo capo campione e volesse rifarlo, ciò è possibile. Il capo dovrà essere inviato in azienda, per essere importato in forma digitale nel nostro CAD. La fase successiva sarà la creazione del modello e del primo capo di prova. Una volta verificate la vestibilità, la taglia e la resa dopo il lavaggio, si potrà iniziare con la produzione.

Come procedere

Per fare il tuo intimo si misura, contattaci in azienda. Del personale qualificato ti indicherà come procedere e ti verrà fatto un preventivo per i tempi necessari ed i prezzi. Se preferisci, puoi venire nella nostra sede negli orari indicati, fissando un appuntamento.

Maglificio Corona S.r.l.

Via Mario Greppi, 109

21021 Angera (VA)

Tel. +39 0331 960200 – (Orari: Lun-Ven 8.00-12.00 13.30-18.00)

Fax. +39 0331 960170

E-mail: info@lisanzauomo.com

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